Non smettiamo di espanderci, come l’universo.

Due settimane fa abbiamo dato il benvenuto a Stefania, oggi rivestiamo gli abiti buoni per festeggiare anche l’arrivo di Francesca Balestrieri fra le fila della brigata NRS.

Perché a parlare di privacy e intelligenza artificiale e tutte quelle robe lì non solo si diventa molto sentimentali (cit.) , ma si diventa sempre di più, sempre insieme.

Welcome on board, Francesca!

Facebook regalerà 4 milioni e mezzo di sterline per addestrare giovani giornalisti

Con quei soldi il National Council for the Training of Journalists per i prossimi due anni potrà pagare giovani giornalisti nei quotidiani locali di tutto il Regno Unito. A me sa tanto di «Vedi che sosteniamo il giornalismo, non parlare più male di noi!», ma tant’è. Fa bene il National Council for the Training of Journalists a prendere quei soldi e usarli per questo motivo.

The social networking company will make the money available to subsidise the cost of trainee journalists based in newsrooms across Britain with the objective of providing “reporting from towns which have lost their local newspaper and beat reporters”. [link]

Vuoi abbonarti a BuzzFeed per garantire un giornalismo di qualità?

Ok, il titolo è un po’ troppo cattivo. Negli ultimi anni BuzzFeed ha affiancato alle cagate storiche (i quiz, le liste orrende) un giornalismo di effettiva qualità. Adesso si può anche sostenere il loro lavoro: 5 dollari al mese, oppure 100 all’anno (e ti regalano anche una borsa). L’abbonamento è libero: non è il preludio a un paywall.

However, in an email to the BuzzFeed team, Global News Director Lisa Tozzi said, “A membership program takes time to build, and we don’t expect it to be a huge portion of BuzzFeed’s revenue in 2019. That’s why we’re investing in it now and hope to see it contribute more to our work over time.” [link]

A latere: anche No Rocket Science è e sarà sempre gratuito, ma se vuoi sostenere il nostro lavoro bastano 2€ al mese, associandoti a INUTILE.

Può l’automatic gender detection essere una minaccia all’identità dei singoli? (Spoiler: sì)

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L’AGR, automatic gender recognition (o AGD, automatic gender detection) fa parte dell’ampio sottogruppo di tecnologie di identificazione biometrica che negli ultimi anni ha riscosso un notevole interesse nella comunità scientifica, non solo per quanto concerne le sue possibilità di impiego nell’ambito delle HCI (human-computer interaction) o in quello della sicurezza, ma anche in quello medico e ultimamente anche nel marketing (chi l’avrebbe mai detto?).

Come sempre quando ci si trova davanti a simili tecnologie strettamente correlate al concetto di privacy e identità, è d’obbligo non ignorare alcune domande: quali sono i rischi e i confini etici nell’uso di simili tecnologie? A che punto è il dibattito attuale e soprattutto esiste un dibattito attuale?

Pare che fortunatamente qualcuno sia entrato ancora più nel merito: può l’AGR technology essere una minaccia per le persone gender-nonconforming?

Ne parlano nel un ricco (di collegamenti e spunti di riflessioni) articolo “Gender is personal – not computational”  Foad Hamidi, Morgan Scheuerman e Stacy Branham.

We interviewed 13 transgender and gender-nonconforming people […]They described how being misgendered by algorithms could potentially feel worse than if humans did it. Technology is often perceived or believed to be objective and unbiased, so being wrongly categorized by an algorithm would emphasize the misconception that a transgender identity is inauthentic. One participant described how they would feel hurt if a “million-dollar piece of software developed by however many people” decided that they are not who they themselves believe they are.

 

[…] As digital technologies develop and mature, they can lead to impressive innovations. But as humans direct that work, they should avoid amplifying human biases and prejudices that are negative and limiting. In the case of automatic gender recognition, we do not necessarily conclude that these algorithms should be abandoned. Rather, designers of these systems should be inclusive of, and sensitive to, the diversity and complexity of human identity”

 

Qua invece approfondimento sull’AGR correlato alle HCI: The Misgendering Machines: Trans/HCI Implications of Automatic Gender Recognition

Si parla seriamente di vita eterna digitale

Se n’è già parlato, qui su NRS, e ancora non mi sono fatto un’idea precisa. Credo fermamente che quello che definisce l’essere umano sia la sua mortalità, pertanto rimango molto scettico di notizie come quella riguardante Augmented Eternity, un’azienda che sta cercando di digitalizzare l’essenza di imprenditori perché possa essere un avatar cui chiedere consiglio in qualsiasi momento.

He says Augmented Eternity will take a step toward accommodating various personalities by tailoring the conversation according to context and letting users control what data is accessible to whom. So someday his daughter might consult with his digital family persona, while a former student could ask questions of his academic persona. He sees it as one way of leaving a legacy—a way to keep contributing to society instead of fading to black. [link]

C’è un problema di Azure e molti utenti Office sono bloccati

Uno dei vari prodotti di Microsoft è un sistema di sicurezza multilivello, che consente di tenere al sicuro i propri account utilizzando un ulteriore login attraverso Azure. Che oggi è nel pallone, e un mucchio di utenti di Office 365 sono impossibilitati a entrare nei propri account.

Microsoft’s cloud-based multi-factor authentication services went down across the globe early Monday morning, preventing users who are required to sign in using a second layer of authentication to their account, such as a text message, a push notification on their phone, or a hardware key. You hit the password page, and then you’re stuck — no code, no notification, nothing. [link]

La pirateria su Nintendo Switch e le sue lotte interne

Il mondo della pirateria su Nintendo Switch non è fatto solo di gruppi che diffondono illegalmente i giochi per la piattaforma e che riescono a craccare i server della Nintendo o addirittura i loro totem demo.

Fra i pirati, infatti, ci sono vere e proprie schermaglie fatte di insulti, sabotaggio dei rispettivi codici, o addirittura doxxing (la pubblicazione in rete di informazioni personali).

“We mostly stay in the dark due to the legality of what we do,” he added. “By providing such leaks from the shadows […] we try to improve the rate of development.”[Link]

Solid

Un nuovo progetto di Tim Berners-Lee, con al centro – guarda un po’ la privacy.

Solid changes the current model where users have to hand over personal data to digital giants in exchange for perceived value. As we’ve all discovered, this hasn’t been in our best interests. Solid is how we evolve the web in order to restore balance — by giving every one of us complete control over data, personal or not, in a revolutionary way. [link]

Sapere quanti follower si hanno su Twitter potrebbe essere “poco salutare”.

Questo è quello che dichiara uno dei dirigenti, Ev Williams.

Il conoscere quanti follower hanno gli altri account potrebbe essere un cattivo incentivo all’utilizzo della piattaforma e potrebbe dare una misura sbagliata del senso stesso di Twitter.

Ancora peggio viene definita la lista delle persone da seguire suggerite.

“I think showing follower counts was probably ultimately detrimental,” Williams said at the Web Summit in Lisbon, Portugal. “It really put in your face that the game was popularity.”[Link]

Il disturbo di depersonalizzazione post Realtà Virtuale

“All the f*cks I don’t give are even bigger in VR”

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La realtà virtuale ha fatto ufficialmente ingresso nelle case dei consumatori da qualche anno (diverso percorso per quanto concerne il settore aziendale e produttivo, se ne parlerà poi), e con essa tutti i contro che si porta dietro; il dibattito e la ricerca puntano la propria attenzione sulla “DPDR post VR” (depersonalization/derealization disorder).

Ne parla in un articolo Tobias van Schenider qua.

Per ulteriori approfondimenti:
– Un breve articolo su Psychologist Today “Virtual Reality as a Mirror of Depersonalization
Virtual Reality Induces Dissociation and Lowers Sense of Presence in Objective Reality di Frederick Aardema, Kieron O’Connor, Sophie Côté, Annie Taillon (Università di Montréal)
– Ovviamente Reddit

Ti fideresti di un’azienda che si chiama DeepMind?

Io no. DeepMind fornisce soluzioni software per alcuni ospedali inglesi, con diversi prodotti tra cui un’app che si chiama Streams. Streams doveva servire per allertare i medici degli ospedali ma alla fine della fiera ha raccolto i dati sanitari di più di un milione e mezzo di pazienti, senza avvertirli.

Ora Google sta comprando DeepMind.

“Our vision is for Streams to now become an AI-powered assistant for nurses and doctors everywhere – combining the best algorithms with intuitive design, all backed up by rigorous evidence. [link]

E il tutto nonostante DeepMind in passato avesse promesso più volte che non avrebbe mai offerto i dati sanitari dei propri utenti a Google: l’avvocatessa Julia Powles l’ha toccata piano, su Twitter, definendola «a trust demolition».

DeepMind ha risposto sostenendo che continuerà a utilizzare le linee guida del servizio sanitario nazionale inglese.

Ci si può fare molto di più che un selfie

La tecnologia che ci portiamo in tasca tutti i giorni è fenomenale, e ogni tanto serve gente come Michel Gondry a ricordarci che con un iPhone si può fare molto più che sfogliare Instagram o farsi un selfie. Lui ci ha fatto un corto da 12′. (E non è certo il solo, a fare film con uno smartphone.)

(La notizia è del 2017, ma il messaggio è sempre valido.)

“Radio Shack Sucks”: quando su internet la libertà di critica era autogestita (ed erano botte da orbi).

Prima di Tripadvisor, prima di Yelp, prima di tutti i portali più famosi dove quotidianamente milioni di persone possono valutare esercizi commerciali e brand, l’arma più diffusa per attaccare una compagnia, un marchio o un particolare servizio era direttamente nelle mani dei singoli utenti del web: era l’era dei “gripe site”, siti creati ad hoc con domini denominati generalmente www.NomeDelBrand-insulto.com che non lasciavano adito a nessun dubbio sul contenuto e sui toni.
Ad una analisi semplicistica può sembrare una buffa usanza passata di un manipolo di smanettoni rancorosi, ma

The rise and fall of gripe sites are an important chapter in the history of the internet. Gripe sites were far more than a place to complain. Rather, they offered a lively, anonymous outlet for consumers and workers to criticize corporate power, and even to organize against it.
As a result, they faced an onslaught of attacks from companies. Gripe sites were the flashpoint for intense legal and regulatory battles—battles that boiled down to a confrontation between two conflicting visions of the internet’s purpose. Who owns the internet, and what is it for? This was the core question in the war over gripe sites, and one that remains no less urgent today.

Un interessante articolo su un passato non così passato della rete, sullo slittamento occorso dall’autogestione della libertà di opinione fino all’attuale subappalto dello spazio e degli strumenti di critica.

Logic Magazine – Radio Shack Sucks

Il New York Tmes ha chiesto a Google di digitalizzare il suo archivio fotografico

Google sta digitalizzando l’immenso archivio fotografico conservato nei sotterranei del New York Times: ogni foto scansionata viene analizzata dall’intelligenza artificiale di Google, per legare a ciascuna i relativi metadati.

That’s why the company has hired Google, which will use its machine vision smarts to not only scan the hand- and type-written notes attached to each image, but categorize the semantic information they contain (linking data like locations and dates). Google says the Times will also be able to use its object recognition tools to extract even more information from the photos, making them easier to catalog and resurface for future use. [link]

Sfortunatamente, la digitalizzazione è solo per uso interno del giornale. Google è intervenuta anche sull’archivio fotografico di Life: quello è aperto al pubblico.

Un giudice ha chiesto ad Amazon di fornire i file audio di Echo

Per cercare indizi in un caso di omicidio nel New Hampshire, un giudice ha richiesto ad Amazon i file del dispositivo Echo sequestrato all’interno della scena del crimine.

Siamo lontani dalla delicatezza e dall’entità del caso FBI contro Apple, ma la questione può essere l’inizio di una serie di eventi in cui la sicurezza e la tutela della privacy da parte di Amazon verranno messe alla prova.

An Amazon spokesperson told The Associated Press it would not release the recordings “without a valid and binding legal demand properly served on us.” [link]

PayPal chiude account, a destra e a sinistra

Forse vogliono essere bipartisan: hanno chiuso l’account dei “Proud Boys”, un gruppo di estrema destra capitanato da Gavin McInnes 💬. Poi hanno chiuso anche gli account di alcuni gruppi antifascisti.

“Striking the necessary balance between upholding free expression and open dialogue and protecting principles of tolerance, diversity and respect for all people is a challenge that many companies are grappling with today. We work hard to achieve the right balance and to ensure that our decisions are values-driven and not political. We carefully review accounts and take action as appropriate. We do not allow PayPal services to be used to promote hate, violence, or other forms of intolerance that is discriminatory.” [link]

Non conosco esattamente Antifa Philadelphia, Antifa Arkansas, Belfast Antifa, e Rose City Antifa, i gruppi antifscisti di cui son stati chiusi gli account, ma per come funziona di solito sono i fascisti quelli che promuovono odio, violenza o altre forme di intolleranza che sono discriminatorie, non gli antifascisti.

  1. 💬 Fun fact: è cofondatore di Vice. Absit iniura verbis.[🔙]

Non sono solo minacce vuote

Lo diciamo da mo’, l’abbiamo ripetuto giusto pochi giorni fa: le minacce ricevute via internet non sono vuote, non sono senza seguito, non sono solo sfoghi da tastiera. Questo pezzo di Jessica Valenti ne parla (purtroppo) a fondo:

When Koeberle Bull received a hateful Facebook message last week from a man who lived more than 500 miles away, she called the police. Dylan Jarrell in Kentucky, who had sent the New Jersey mom of three a violent and racist Facebook message directed at her children, was pulling out of his driveway with hundreds of rounds of ammunition and a plan to commit a school shooting when the local cops stopped him.
Because Bull took Jarrell’s violent racism and online harassment seriously — unwilling to brush it off as a remote threat — she likely saved lives. It’s a good lesson for us all and a reminder of that violent expressions of racism and sexism online can be harbingers of violence committed in the flesh. Unfortunately, how things went with Jarrell is the exception rather than the rule. [link]

Le notizie sul tempo passato di fronte agli schermi potrebbero esser state grandemente esagerate

Lo dice un nuovo studio, l’ennesimo sulla materia.

But when looking at screen time in isolation from other factors known to affect sleep, like neighborhood conditions, Przybylski only saw a modest association. For children between six months and five years of age, every hour of screen time was linked to about eight minutes of lost sleep; for children older than five, it was just three minutes. [link]

Versione breve: potrebbe non influire sulla qualità del sonno quanto altri fattori (tipo di vita nel quartiere, tipo di vita famigliare, tanto per dirne un paio).