C’era ancora gente che usava Google+

Google ha annunciato che chiuderà Google+, il suo tentativo di social network. Un tentativo che non ha mai davvero preso piede, nemmeno in confronto a Twitter (quantomeno, non a livello di mind share).

La notizia più importante però non riesco a decidere se è questa della chiusura, oppure il fatto che per anni un errore delle API ha permesso un caso simile a quello di Cambridge Analytica: se un utente garantiva l’accesso ad un’app di terze parti, gli sviluppatori dell’app potevano accedere non solo ai suoi dati privati, ma anche a quelli dei suoi amici.

Le informazioni includono nome, indirizzi, genere sessuale, lavoro ed età, anche quando le impostazioni sostenevano fossero riservate.

E cos’ha pensato ben di fare, Google? Nascondere il tutto sotto il tappeto, per paura di finire sotto i riflettori come Facebook (la scoperta e la chiusura del bug erano coevi allo scoppio del caso di Cambridge Analytica), oppure chiamati a testimoniare di fronte al Congresso statunitense. Poi ha comunicato che avrebbe chiuso l’accesso da parte degli utenti privati a Google+, non appena il Wall Street Journal ha pubblicato una storia su questa falla di sicurezza e sul tentativo di insabbiarla.

Disclosure will likely result “in us coming into the spotlight alongside or even instead of Facebook despite having stayed under the radar throughout the Cambridge Analytica scandal”, Google policy and legal officials wrote in a memo obtained by the Journal. It “almost guarantees Sundar will testify before Congress”, the memo said, referring to the company’s CEO, Sundar Pichai. The disclosure would also invite “immediate regulatory interest”. [link]

Se i fondatori di Instagram se ne sono andati magari è colpa di Zuckerberg

L’altra settimana è stato reso pubblico l’addio dei fondatori di Instagram dalla loro stessa piattaforma (e da Facebook in generale, visto che è Facebook che s’è comprata Instagram nel 2012). Nei giorni seguenti, sono state avanzate diverse ipotesi riguardo i motivi di questa scelta e molti indicano nel buon Mark il motivo principale.

Instagram co-founders Kevin Systrom and Mike Krieger are resigning from the company they built amid frustration and agitation with Facebook CEO Mark Zuckerberg’s increased meddling and control over Instagram, according to sources. [link]

Come ho detto l’altro giorno: l’ipotesi che Facebook voglia monetizzare in maniera totale Instagram è tra gli indiziati principali, e probabilmente c’entra qualcosa l’invasione di privacy che questo comporterà. (Ma, per il momento, è supposizione e basta.)

(Questa è una di quelle giornate dove i link che vi proponiamo sembrano andare tutti nella direzione di dimostrare che Facebook è Il Male. Be’, un po’ lo pensiamo, ma è soltanto una coincidenza di programmazione editoriale, quella che potrebbe far sorgere il sospetto!)

I fondatori di Instagram lasciano l’azienda

Notevole. Mi chiedo se ci siano ragioni simili a quelle che hanno portato all’allontanamento dei fondatori di WhatsApp dalla stessa azienda: Facebook.

Kevin Systrom and Mike Krieger, the co-founders of the photo-sharing app Instagram, have resigned and plan to leave the company in the coming weeks, adding to the challenges facing Instagram’s parent company, Facebook. [link]

La privacy di Chrome

Con l’ultima versione di Chrome (la 69) gli utenti che si collegano al proprio account Google si ritrovano anche all’interno di un account Chrome. Il che significa che se un utente vuole sfruttare cronologia o preferiti salvati sul proprio computer, e usarli su altri computer, fa il login e fila tutto liscio.

Il problema è che unendo utente di Chrome all’utenza di Google, Google ottiene automaticamente cronologia e altri dettagli della nostra vita online.

The issue is complex, but it revolves around how and when people choose to log in to the Chrome browser (which is different than logging in to Google services like Gmail). In past versions of the browser, this was a voluntary step. Doing so means users can sync information like bookmarks, passwords, and browsing history between devices, a feature Google calls “Chrome Sync.” It also means that their user data is stored on Google’s servers — something that some people are understandably unhappy about. [link]

Non è solo Adware Doctor

Pare che Trend Micro, famosissima software house nota per i suoi antivirus, abbia scazzato pesantemente: non era solo Adware Doctor a spedire i log di navigazione in Cina, ma anche altre app com Dr. Cleaner, Dr. Antivirus, Dr. Unarchiver.

Apple removed several anti-malware apps from its Mac App Store after the apps were found to export users’ browser histories. All of the apps in question are made by the cyber-security company Trend Micro, which initially denied the allegations but has since issued an apology to its users. [link]

I casini di Tinder

Il fatto che si possano usare delle app per incontrare persone nuove (al di là delle finalità ultime di questi incontri: siano sessuali o meno non importa) ormai non dovrebbe sconvolgere nessuno. È che, come sempre, si ripropongono gli stessi problemi, declinati in forme diverse: Tinder, per esempio, ha una bella gatta da pelare.

Last week, a group of current and former Tinder employees, including co-founders Sean Rad and Justin Mateen, sued Match Group and Match Group parent company IAC for $2 billion over allegations that IAC hid Tinder’s potential for growth in an effort to avoid paying billions of dollars to the startup team.

Tucked into the suit is also the claim that former IAC CEO Greg Blatt, who succeeded Rad as CEO of Tinder, sexually harassed Tinder vice president of marketing and communications Rosette Pambakian, a plaintiff in the case, and that Match allegedly merged Tinder into itself to eliminate stock options without telling any of the employees. It’s a wild lawsuit, and both sides are already fighting ugly. [link]

Spyware made in Facebook, ma non più su iOS

Apple ha rimosso dall’App Store Onavo, la VPN di Facebook. (Senti come già suona un controsenso, questa frase: VPN di Facebook?)

Onavo, a free VPN, promised to “keep you and your data safe when you browse and share information on the web,” but the app’s real purpose was tracking user activity across multiple different apps to learn insights about how Facebook customers use third-party apps.

Whenever a person using Onavo opens up an app or website, traffic is redirected to Facebook’s servers, which log the action in a database to allow Facebook to draw conclusions about app usage from aggregated data. [link]

I dati che Google raccoglie

Una ricerca abbastanza agghiacciante.

Tanto per dire:

A dormant, stationary Android phone (with the Chrome browser active in the background) communicated location information to Google 340 times during a 24-hour period, or at an average of 14 data communications per hour. In fact, location information constituted 35 percent of all the data samples sent to Google. [link]

La GDPR che ci piace è la GDPR che funziona

E pare funzionare:

It seems that a fairly severe, sweeping data privacy law in Europe could be just the incentive news organizations needed to trim the number of third-party cookies and content loading on their sites before readers have a chance to give explicit consent, according to a Reuters Institute report on a wide selection of news sites in Finland, France, Germany, Italy, Poland, Spain, and the U.K. [link]

Tempo di cambiare i vertici di Facebook

È che non si può fare, per via della struttura societaria di Facebook stessa. E poi diciamocelo: per toglierlo da lì bisognerebbe che facesse del male all’azienda e agli investitori. Ma a parte bruciare 120 miliardi in un giorno solo, Facebook è in crescita costante da praticamente sempre. Vediamo cosa succederà con i prossimi risultati trimestrali, ma temo che tutto quello che potrebbe cambiare sono i nomi ai vertici: l’idea di base di Facebook, prendere i tuoi dati e usarli per arricchirsi, rimarrà identica.

Nonostante questo, il pezzo di Natasha Lomas è un bel pezzo.

Cosa succede quando il computer che dovrebbe tenerti in vita è il motivo per il quale vieni arrestato?

Un uomo di 59 anni è stato arrestando per aver tentato di frodare l’assicurazione incendiandosi casa, grazie ai dati registrati dal suo pacemaker. Una cosa affascinantissima.

Compton’s case breaks a new barrier—flesh. While you can delete your Facebook account or leave your Fitbit at home if you’re going somewhere you’d rather not be tracked, you can’t simply turn off your pacemaker. Not only does deactivating a pacemaker require a doctor, in some cases doctors actually refuse. What happens when privacy violations are committed by devices inside of us, devices that we can’t just turn off via settings? [link]

I Testimoni di Geova e il GDPR

Niente, mi fa tanto ridere: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i Testimoni di Geova devono rispettare la GDPR, come tutti.

On Tuesday, the Court of the Justice of the European Union concluded that Jehovah’s Witnesses who are preaching door-to-door are subject to the same European Union data-protection rules — known as the General Data Protection Regulation — as massive tech companies like Facebook and Google. [link]

Un incubo di privacy e sicurezza

L’app per pagamenti Venmo è un bel colabrodo: se sai come fare, e non ci vuole tanto, puoi vedere tutte le transazioni di tutti gli utenti. Transazioni, messaggi interni, tutto – tranne le somme.

Anyone can track a Venmo user’s purchase history and glean a detailed profile – including their drug deals, eating habits and arguments – because the payment app lacks default privacy protections.

The default state for transactions when a user signs up to the app is “public”, which means they can be seen by anyone on the internet. Users can change this to “private” by navigating to the app’s settings, but it’s not clearly highlighted during sign-up. [link]

Hai presente i moderatori cui Facebook si affida?

Per valutare i casi segnalati dagli utenti, no? Ecco, non fanno niente.

An investigative journalist who went undercover as a Facebook moderator in the UK says the company lets pages from far-right fringe groups “exceed deletion threshold,” and that those pages are “subject to different treatment in the same category as pages belonging to governments and news organizations.” The accusation is a damning one, undermining Facebook’s claims that it is actively trying to cut down on fake news, propaganda, hate speech, and other harmful content that may have significant real-world impact. [link]

In realtà, è perfettamente coerente con quanto pensano alla casa madre.

Attenzione con ‘ste smart TV

Ok, a volte sono davvero comode; altre volte però sono delle armi improprie collegate a internet. Per esempio Samba TV, che si ripromette di capire cosa guardate per permettere ai pubblicitari di bombardarvi meglio.

Once enabled, Samba TV can track nearly everything that appears on the TV on a second-by-second basis, essentially reading pixels to identify network shows and ads, as well as programs on HBO and even video games played on the TV. Samba TV has even offered advertisers the ability to base their targeting on whether people watch conservative or liberal media outlets and which party’s presidential debate they watched. [link]

Facebook ha condiviso dati con 61 aziende

Già il mese scorso Facebook aveva ammesso di aver condiviso in maniera più o meno diretta di aver condiviso i dati relativi agli utenti con più di sessanta aziende fra cui Apple, Microsoft, Amazon, Spotify, Samsung e BlackBerry.

Questi ed altri dettagli sono contenuti in un documento di 748 pagine risalente a venerdì scorso e indirizzato al Congresso USA.

These integrations were reviewed by Facebook, which had to
approve implementations of the APIs. Typically, these apps were reviewed and approved by
members of our partnerships and engineering teams.