Tempo di cambiare i vertici di Facebook

È che non si può fare, per via della struttura societaria di Facebook stessa. E poi diciamocelo: per toglierlo da lì bisognerebbe che facesse del male all’azienda e agli investitori. Ma a parte bruciare 120 miliardi in un giorno solo, Facebook è in crescita costante da praticamente sempre. Vediamo cosa succederà con i prossimi risultati trimestrali, ma temo che tutto quello che potrebbe cambiare sono i nomi ai vertici: l’idea di base di Facebook, prendere i tuoi dati e usarli per arricchirsi, rimarrà identica.

Nonostante questo, il pezzo di Natasha Lomas è un bel pezzo.

Cosa succede quando il computer che dovrebbe tenerti in vita è il motivo per il quale vieni arrestato?

Un uomo di 59 anni è stato arrestando per aver tentato di frodare l’assicurazione incendiandosi casa, grazie ai dati registrati dal suo pacemaker. Una cosa affascinantissima.

Compton’s case breaks a new barrier—flesh. While you can delete your Facebook account or leave your Fitbit at home if you’re going somewhere you’d rather not be tracked, you can’t simply turn off your pacemaker. Not only does deactivating a pacemaker require a doctor, in some cases doctors actually refuse. What happens when privacy violations are committed by devices inside of us, devices that we can’t just turn off via settings? [link]

I Testimoni di Geova e il GDPR

Niente, mi fa tanto ridere: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i Testimoni di Geova devono rispettare la GDPR, come tutti.

On Tuesday, the Court of the Justice of the European Union concluded that Jehovah’s Witnesses who are preaching door-to-door are subject to the same European Union data-protection rules — known as the General Data Protection Regulation — as massive tech companies like Facebook and Google. [link]

Un incubo di privacy e sicurezza

L’app per pagamenti Venmo è un bel colabrodo: se sai come fare, e non ci vuole tanto, puoi vedere tutte le transazioni di tutti gli utenti. Transazioni, messaggi interni, tutto – tranne le somme.

Anyone can track a Venmo user’s purchase history and glean a detailed profile – including their drug deals, eating habits and arguments – because the payment app lacks default privacy protections.

The default state for transactions when a user signs up to the app is “public”, which means they can be seen by anyone on the internet. Users can change this to “private” by navigating to the app’s settings, but it’s not clearly highlighted during sign-up. [link]

Hai presente i moderatori cui Facebook si affida?

Per valutare i casi segnalati dagli utenti, no? Ecco, non fanno niente.

An investigative journalist who went undercover as a Facebook moderator in the UK says the company lets pages from far-right fringe groups “exceed deletion threshold,” and that those pages are “subject to different treatment in the same category as pages belonging to governments and news organizations.” The accusation is a damning one, undermining Facebook’s claims that it is actively trying to cut down on fake news, propaganda, hate speech, and other harmful content that may have significant real-world impact. [link]

In realtà, è perfettamente coerente con quanto pensano alla casa madre.

Attenzione con ‘ste smart TV

Ok, a volte sono davvero comode; altre volte però sono delle armi improprie collegate a internet. Per esempio Samba TV, che si ripromette di capire cosa guardate per permettere ai pubblicitari di bombardarvi meglio.

Once enabled, Samba TV can track nearly everything that appears on the TV on a second-by-second basis, essentially reading pixels to identify network shows and ads, as well as programs on HBO and even video games played on the TV. Samba TV has even offered advertisers the ability to base their targeting on whether people watch conservative or liberal media outlets and which party’s presidential debate they watched. [link]

Facebook ha condiviso dati con 61 aziende

Già il mese scorso Facebook aveva ammesso di aver condiviso in maniera più o meno diretta di aver condiviso i dati relativi agli utenti con più di sessanta aziende fra cui Apple, Microsoft, Amazon, Spotify, Samsung e BlackBerry.

Questi ed altri dettagli sono contenuti in un documento di 748 pagine risalente a venerdì scorso e indirizzato al Congresso USA.

These integrations were reviewed by Facebook, which had to
approve implementations of the APIs. Typically, these apps were reviewed and approved by
members of our partnerships and engineering teams.

Licenziato da una macchina

Ibrahim Diallo racconta una storia assurda, che però rischia di diventare la norma. Altro che Kafka: Amazon, per esempio, sta testando un sistema automatizzato di middle-management: al posto di utilizzare dirigenti di basso livello per controllare le cose, si affida agli algoritmi. Cosa mai potrà andare male, no? Citofonare a Diallo e chiedere.

Over the next 3 weeks, I was CCed on the emails about my case. I watched it be escalated to bigger and more powerful titles over and over, yet no one could do anything about it. From time to time, they would attach a system email. It was soulless and written in red as it gave orders that dictated my fate. Disable this, disable that, revoke access here, revoke access there, escort out of premises, etc.

The system was out for blood and I was its very first victim. [link]

Tra i tanti motivi per cui non usare Facebook per le comunicazioni personali

C’è anche questa bella novità:

Facebook found a new place to sell video ads: Inside Messenger, where some users will start to see autoplay video ads appear in their inbox right next to messages from friends and family. [link]

È da tempo che ogni volta che vedo che qualcuno a me vicino intrattenere comunicazioni importanti (di qualsiasi tipo: d’amore, di lavoro, d’affetti) attraverso Facebook, mi parte il rantolo sulla privacy: ma temo che non serva. Né il rantolo, né, a conti fatti, neanche questo post.

Due anni per prepararsi alla GDPR, e poi?

E poi un nutrito gruppo di giornali online si fa trovare completamente impreparato e oscura l’accesso ai propri siti per gli utenti europei.

Dozens of American newspapers are currently blocked in Europe and web services like Instapaper have suspended operations in the European Union for the foreseeable future.
First reported by the BBC, news sites owned by media companies like Tronc and Lee Enterprises are now totally dark in European Union countries. Some of those sites include the Los Angeles Times, the New York Daily News, the St. Louis Dispatch, the Chicago Tribune, and the Orlando Sentinel. [link]

La pubblicità online è stata la linfa vitale del web di questi venti anni, ma ha superato qualsiasi limite di decenza: il fatto che alcune società e servizi (tra cui Instapaper) abbiano deciso per un temporaneo blocco delle operazioni anziché sedersi e capire di quali e quanti dati dei loro utenti fanno incetta quotidianamente, e come gestirli d’ora in avanti, la dice lunga sulla questione.

L’account personale di Trump è un account pubblico

Almeno, così sostiene una corte statunitense: sembra un cavillo legale, ma in realtà è una cosa molto grossa.

Chi ci segue da tempo sa che qui Trump non ci sta molto simpatico (lui, e tutto quello che si porta dietro, e tutto quello che rappresenta) (lui, e i suoi equivalenti italiani). Una delle cose che non mi ero mai spiegato razionalmente è il fatto che abbia sempre continuato a usare il proprio account Twitter personale, e non il profilo ufficiale del Presidente degli Stati Uniti (quello che usava, per esempio, Obama). Essendo il suo profilo personale, ha sempre pensato di poter fare quello che gli pareva, tra cui anche bloccare le persone che esprimono dissenso, o cose simili.

Una delle persone bloccate da Trump ha però fatto causa, e la corte le ha dato ragione, stabilendo che il profilo privato di Trump non è più così privato, visto che lo usa anche per comunicare cose ufficiali e di importanza nazionale. Insomma, è un pubblico ufficiale che dice cose da pubblico ufficiale: impedire a qualcuno di seguirlo o interagirci equivale a censura.

Mi piace in modo particolare il fatto che la giudice abbia aggiunto: non imporrò al Presidenti di sbloccare tutti gli account che ha bloccato, perché è un pubblico ufficiale e tutti i pubblici ufficiali devono obbedire alla legge.

“This case requires us to consider whether a public official may, consistent with the First Amendment, ‘block’ a person from his Twitter account in response to the political views that person has expressed, and whether the analysis differs because that public official is the President of the United States,” the decision begins. “The answer to both questions is no.” [link]

WhatsApp founder plans to leave after broad clashes with parent Facebook

WhatsApp founder plans to leave after broad clashes with parent Facebook

Jan Koum ha deciso di dimettersi dalla sua carica di CEO di WhatsApp.

Brian Acton, suo socio cofondatore si era già dimesso a Novembre.

Alla base della decisione ci sarebbe il disaccordo di Koum per le politiche di Facebook sul trattamento dei dati personali degli utenti e la disattenzione verso le tematiche della crittografia e della sicurezza delle comunicazioni.

“It is time for me to move on”

RCS, ovvero: Google pensa che per i messaggi sia il caso di usare un sistema non protetto

RCS, ovvero: Google pensa che per i messaggi sia il caso di usare un sistema non protetto

I sistemi di messaggistica di Android sono svariati e indipendenti l’un dall’altro: un po’ perché Google ha sviluppato diversi sistemi, un po’ perché Android viene installato su telefoni di produttori diversi che non mancano di metterci lo zampino. Per ovviare a questo ginepraio, Google pensa che una nuova app chiamata semplicemente Chat possa aiutare.

Instead of bringing a better app to the table, it’s trying to change the rules of the texting game, on a global scale. Google has been quietly corralling every major cellphone carrier on the planet into adopting technology to replace SMS. It’s going to be called “Chat,” and it’s based on a standard called the “Universal Profile for Rich Communication Services.” SMS is the default that everybody has to fall back to, and so Google’s goal is to make that default texting experience on an Android phone as good as other modern messaging apps.

Che dici: ok, non male. Ma poi continui a leggere l’ottimo articolo di The Verge e:

The worse news is that carriers aren’t fond of strong encryption and don’t have a great history of pushing back against government demands for information.
”RCS continues to be a carrier-owned service, so legal intercept and other laws that exist that allow carriers to have access to the data continues to be the case,” Sabharwal admits. And though Google isn’t shutting down Allo, it’s also not working to create a chat service that is as secure as iMessage, Signal, or even Telegram. “At this point, the answer is no. We will not have that option,” Sabharwal says. Allo offers an “incognito” mode that does support end-to-end encryption, but that’s it.

Siamo nel 2018 e Google conta di far salire tutti su un carro che non è criptato. Per favore.

(Anil Sabharwal è il dirigente a capo del progetto.)

Walt Mossberg lo riassume efficacemente:

Trump signs controversial FOSTA-SESTA bill into law

Trump signs controversial FOSTA-SESTA bill into law

Giovedì scorso il Presidente Trump ha firmato il progetto di legge conosciuto come SESTA-FOSTA (abbreviazione di Stop Enabling Sex Traffickers Act and Allow States and Victims to Fight Online Sex Trafficking Act).

In breve, viene introdotta la responsabilità penale per tutte le piattaforme web che ospitano contenuti che favoriscono, assistono o supportano le attività di prostituzione.

Per evitare problemi, Craigslist ha addirittura eliminato la sezione di annunci personali prima ancora che la legge fosse approvata.

Oltre a importanti conseguenze per la privacy e per la censura che potrebbero operare delle piattaforme sui propri contenuti, c’è anche l’aspetto della compromissione della sicurezza dei sex-worker che utilizzano quei siti web e che potrebbero ricorrere a mezzi meno adatti per continuare a esercitare.

Beyond Cambridge Analytica

Beyond Cambridge Analytica

Una società italiana, la Area, ha venduto un software per monitoraggio del traffico in Rete al regime siriano di Bashar Al-Assad.

Ora pubblicizza uno spyware che consente il monitoraggio e la manipolazione delle informazioni sui social media.