Gli SWATter, presente?

Son quei cretini che chiamano le forze di intervento rapido statunitensi (SWAT, come ci insegnano i film) e dicono loro d’intervenire a vuoto, millantando chissà che emergenza pericolosissima e invece mandandoli a sfondare le porte degli appartamenti di gente che non c’entra nulla. Solitamente sono utenti di qualche videogioco di massa online, à la Call of Duty per intenderci.

Tyler Barriss è uno di questi SWATter. Ha causato più di cento interventi inutili della SWAT. L’anno scorso li ha fatti intervenire presso un indirizzo dove pensava ci sarebbe stato un altro giocatore di Call of Duty, e a causa di quest’intervento è morto un uomo di nome Andrew Finch. Barriss rischia venti anni di carcere e, non contento, va su Twitter a minacciare altri interventi della SWAT per cose inutili.

U.S. District Judge Eric Melgren said he would give Barriss a 20-year sentence if he apologized to the Finch family. This may be a difficult proposition considering Barriss accessed the internet in April from jail, writing “I am an eGod” and threatening to SWAT again. [link]

Non sono solo minacce vuote

Lo diciamo da mo’, l’abbiamo ripetuto giusto pochi giorni fa: le minacce ricevute via internet non sono vuote, non sono senza seguito, non sono solo sfoghi da tastiera. Questo pezzo di Jessica Valenti ne parla (purtroppo) a fondo:

When Koeberle Bull received a hateful Facebook message last week from a man who lived more than 500 miles away, she called the police. Dylan Jarrell in Kentucky, who had sent the New Jersey mom of three a violent and racist Facebook message directed at her children, was pulling out of his driveway with hundreds of rounds of ammunition and a plan to commit a school shooting when the local cops stopped him.
Because Bull took Jarrell’s violent racism and online harassment seriously — unwilling to brush it off as a remote threat — she likely saved lives. It’s a good lesson for us all and a reminder of that violent expressions of racism and sexism online can be harbingers of violence committed in the flesh. Unfortunately, how things went with Jarrell is the exception rather than the rule. [link]

Dopo le accuse di sessismo spietato a Google

Argomento sfiorato in questo post di qualche settimana fa, son venute fuori un sacco di altre storie, altre decisamente disgustose. Riassumendo e usando eufemismi: alcuni alti dirigenti di Google erano un po’ troppo liberi nella gestione dei rapporti privati e professionali sul luogo di lavoro, con le colleghe. Ciliegina sulla torta, ad alcuni alti dirigenti è stata garantita impunità e una buonuscita da 90 milioni di euro.

I dipendenti di Google hanno protestato l’altro giorno, abbandonando le proprie scrivanie. Secondo Verge potrebbe essere un modello per le future proteste: stiamo a vedere.

A volte le segnalazioni non servono a niente

A volte sì: tipo quelle che possiamo fare – e che spesso qui facciamo – quando troviamo profili che diffondono odio e violenza. A volte invece non servono: come quando Rochelle Ritchie segnalò un profilo che la minacciava su Twitter, e Twitter non fece seguito alla segnalazione e il profilo rimase attivo. Era il profilo del terrorista di estrema destra americano che ha spedito i pacchi bomba a diverse personalità che il Presidente Trump identifica come nemici.

Non è che chiudergli il profilo avrebbe impedito la spedizione dei pacchi bomba. Semmai è: dire che «Ma sì, tanto sono solo minacce online, nient’altro» non è mai stata una linea credibile, e questa ne è la riprova.

(A onor del vero, Twitter si è pubblicamente scusato per non aver agito.)

Twitter sospende per una settimana l’account di Alex Jones

Dopo che ha twittato di prepararsi a prendere le armi contro i giornalisti: è incitamento alla violenza!, allora ha violato i nostri termini di servizio!, diamogli una punizione esemplare!

[…] a spokesperson for the company confirmed that Jones’ account is in “read-only mode” for up to seven days. [link]

Ci stanno prendendo in giro, e alla grandissima.

Jack Dorsey non ci arriva

Dopo la rimozione dei contenuti di InfoWars sulle piattaforme di Apple, YouTube e Facebook (anche se in alcuni casi più che rimozione è meglio parlare di de-indicizzazione), l’ultima grande piattaforma su cui le teorie complottiste e le sparate quotidiane e violente di Alex Jones rimangono è Twitter. Secondo Jack Dorsey, CEO di Twitter, i contenuti di InfoWars non violano i termini di servizio, e nel caso lo facessero, l’azienda agirebbe di conseguenza.

CNN ha fatto notare loro che, be’, di violazioni alle loro stesse regole Alex Jones e InfoWars ne han fatte parecchie. Twitter ha risposto in maniera diversa nel corso degli ultimi giorni: Dorsey ha chiamato a raccolta i giornalisti, dicendo che è loro compito dimostrare che le teorie complottiste di Jones non stanno in piedi (spoiler: no, non è compito loro). Il responsabile per la sicurezza della piattaforma sostiene che se InfoWars non avesse già cancellato i tweet incriminati mostrati da CNN, avrebbe chiesto che venissero eliminati, e che se venissero pubblicati oggi sarebbero effettivamente violazioni dei termini di servizio.

La questione è semplice: a Twitter non interessa mettere un freno agli account violenti, che siano di complottisti di destra o di nazisti o stalker vari. Forse perché pensano che la gente “normale” voglia assistere a queste epiche battaglie tra il bene e il male? Forse perché hanno paura di perdere molti utenti di destra, dovessero effettivamente attuare una politica di repressione dell’odio? Qualsiasi sia il motivo, stanno trascurando la sicurezza e la stabilità della loro piattaforma. Prima o poi perderanno del tutto il controllo, o – tanto per cambiare – cambieranno i vertici. E gli utenti che usano Twitter per scoprire contenuti interessanti e dialogare con persone che non ti ringhiano dietro, be’, prima o poi ce ne andremo anche noi.

Those videos were not the only content CNN found in its review of Jones’ and InfoWars’ Twitter accounts that suggest the social media platform’s statements about its stance are incorrect, or that its rules are not being applied to Jones and InfoWars.
Content that appears to violate Twitter’s rules appears over and over again in the hundreds of hours of video available on the accounts that Jones and InfoWars maintain on Twitter and Periscope, a livestreaming video service that Twitter owns. Jones has repeatedly degraded individuals of the Muslim faith. He has attacked people on the basis of gender identity. And he has engaged in the harassment of individuals. [link]

Apple, YouTube, Facebook rimuovono i contenuti di InfoWars

Non sono mai stato un esperto di InfoWars, ma: è una cricca di complottisti razzisti di estrema destra, americani, che prolifera su diverse piattaforme. Apple ha rimosso cinque dei loro sei podcast, e subito dopo YouTube ha chiuso i loro canali e Facebook le loro pagine. (Nota bene: è rimasta l’app di InfoWars sull’App Store di Apple.)

I complottisti razzisti stanno gridando alla censura e alla libertà di idee, ma quello che dimenticano sempre è che uno può avere le idee che vuole, ma dev’esser pronto anche a pagarne le conseguenze, eventualmente. Se passo le mie giornate a offendere su basi inesistenti la gente e poi la gente mi querela, be’, ha ragione.

Non vorrei, comunque, trovarmi al posto di Apple o YouTube o anche Facebook. Credo che la decisione sia giusta dal punto di vista etico, ma avrà diverse ripercussioni.

Some of the world’s largest social media and tech companies kicked Alex Jones and his conspiracy-theory driven show, InfoWars, off their platforms on Monday after months of hand-wringing about how to handle a personality who claimed he was delivering news but didn’t deal in facts. [link]

Scampoli di coscienza nel caso Gamergate

Il fondatore del subreddit che ha dato il via al Gamergate (una delle cose più brutte successe pubblicamente in internet negli ultimi anni) ha chiuso il subreddit, dicendo esplicitamente che le cose sono decisamente sfuggite di mano. Son passati quattro anni, ma apprezziamo il gesto.

I soliti casini di Uber

Era da un po’ che non linkavamo pezzi che parlano della cultura tossica che vige a Uber. Rimediamo subito: se ne va la capa delle risorse umane (“Chief People Officer”). Una delle persone che dovrebbe fare in modo che sia possibile lavorare bene nell’azienda era, be’, pare non fosse proprio una santa.

They alleged Hornsey had used discriminatory language and made derogatory comments about Uber Global Head of Diversity and Inclusion Bernard Coleman, and had denigrated and threatened former Uber executive Bozoma Saint John, who left the company in June.

“This person ultimately was the reason behind (Saint John’s) departure from Uber,” the anonymous employees said in an email, referring to Hornsey. [link]

Susan J. Flower awful year at Uber

Susan J. Flower awful year at Uber

It’s a horror-story kind of thing, a must read. Uber’s CEO Travis Kalanick has promised an “urgent investigation”, let’s see if it’s genuine interest in something like this never happening again or just a PR stunt.

There’s a comment on the original post that struck me, wrote by “Adam”:

Post all of your documented evidence after blurring out the private details. We need to see if it is really sexism or feminist delusion. It is very commonplace to whine about sexism and call everything sexist in the Bay Area. So I am very skeptical of this story.

Conspiracy, conspiracy everywhere.

The FBI’s Colossal Failure Investigating GamerGate

The FBI’s Colossal Failure Investigating GamerGate

A member of Reddit GamerGate hub KotakuinAction filed a Freedom of Information Act request for documents pertaining to the FBI’s investigation of the online movement which they received last month. Now those documents have been made public, and amid its 173 heavily-redacted pages is one email chain encapsulating how a year of the Bureau’s efforts resulted in exactly zero prosecutions.

How to Report Social-Media Harassment: A Practical Guide

How to Report Social-Media Harassment: A Practical Guide

Unfortunately, social network harassment is unlikely to go away (celebrities and common people, it’s the same), here’s a guide to defend yourself.

If you’re experiencing abuse in this or one of its many, many other forms, this article’s for you: it is a practical guide to understanding how to report harassment and abuse online, and what to expect from various social networks when you do.

Twitter Permanently Bans Milo Yiannopoulos

Twitter Permanently Bans Milo Yiannopoulos

Milo Yiannopoulos, the Breitbart blogger better known as @Nero on Twitter, has been permanently banned from the site after inciting a campaign of racist harassment against Ghostbusters star Leslie Jones that prompted the actress to quit Twitter.

The guy rambles on:

Yiannopoulos continued, “This is the end for Twitter. Anyone who cares about free speech has been sent a clear message: you’re not welcome on Twitter.” Or, maybe don’t incite abusive campaigns and you’ll be fine.

But, as XKDC put, free spech doesn’t mean there’s no consequence for your speech.

Is That a Threat?

Is That a Threat?

Last month I wrote a joke on Twitter. That’s not notable because I’ve done it literally fifteen thousand times. I spend all day every day writing jokes on Twitter. I like doing it, and it’s part of my job. What made this tweet different than all my other tweets (and please read that in your best Passover Seder voice), is that in the last few weeks I’ve received hundreds of negative replies from men ranging from from the tame “You’re not funny” comments to the harder to ignore threats suggesting they should rape me with a toothbrush.

We’re not familiar with Facebook, so we can’t say if there’s the same amount of threat for women, but Twitter has a serious problem with harassment.