The AI revolution will be led by toasters, not droids

by Carmine Bussone

La strada per l’addestramento delle intelligenze artificiali passa per il riuscire a far elaborare delle ricette corrette.

Gli attuali algoritmi utilizzano ancora generalizzazioni e semplificazioni che non permettono di ottimizzare ma semplicemente di tagliare e cucire dei “compiti” predeterminati che di fatto abbassano la loro resa.

Think of a toaster-sized appliance: it’s easy to build in a couple of slots and some heating coils so it can toast bread. But that leaves little room for anything else. If you try to also add rice-steaming and ice-cream-making functionality, then you’ll have to give up one of the bread slots at least, and it probably won’t be good at anything. [link]

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La responsabilità è una fatica enorme

by Matteo Scandolin

Kara Swisher è una giornalista che apprezzo tantissimo: non importa chi abbia davanti, non si trattiene mai dal fare il commento o la domanda che possono mettere a disagio l’interlocutore. C’è gente che non andrebbe mai a chiedere al CEO di un’azienda della Silicon Valley di render conto delle parti peggiori del proprio business, ma Swisher se ne frega e chiede la cosa sconveniente.

Ha intervistato Mark Zuckerberg e i 90 minuti d’intervista valgono moltissimo. Il ritratto che ne viene fuori è di uno che fatica ad accettare fino in fondo la responsabilità che si è creato, probabilmente perché non pensava che le cose andassero come sono andate. Ma certe cose vanno oltre l’onesto errore:

I’m Jewish, and there’s a set of people who deny that the Holocaust happened.

I find that deeply offensive. But at the end of the day, I don’t believe that our platform should take that down because I think there are things that different people get wrong. I don’t think that they’re intentionally getting it wrong, but I think-

In the case of the Holocaust deniers, they might be, but go ahead.

It’s hard to impugn intent and to understand the intent. I just think, as abhorrent as some of those examples are, I think the reality is also that I get things wrong when I speak publicly. I’m sure you do. I’m sure a lot of leaders and public figures we respect do too, and I just don’t think that it is the right thing to say, “We’re going to take someone off the platform if they get things wrong, even multiple times.” [link]

Questa è forse una delle citazioni che stanno girando di più, estrapolata da un’intervista molto lunga (e che ha costretto Zuckerberg a sottolineare che non appoggia i negazionisti dell’Olocausto), in cui però emerge chiaramente come per quanto Zuckerberg riconosca che certe cose non vanno bene, non vuole fare nulla o quasi nulla per porvi rimedio. Non credo sia un’esagerazione dire che non vuole fare nulla perché significherebbe alienarsi parte del pubblico di Facebook, e questo avrebbe delle ricadute finanziarie gigantesche.

E in ogni caso mi sembra molto coerente con quanto detto da uno dei suoi dirigenti in un altro contesto.

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Sì, forse non è proprio bella roba. Ma non la togliamo

by Matteo Scandolin

Grossomodo si può riassumere così la risposta di Facebook alle svariate segnalazioni di contenuto violento, razzista, d’incitamento all’odio. La abbattiamo nei risultati, ‘sta roba qui: ma non la togliamo.

“Just for being false, that doesn’t violate the community standards.” CNN’s Oliver Darcy asked John Hegeman, the head of Facebook News Feed, why InfoWars is allowed to maintain a page (with over 900,000 followers) when it is notorious for spreading fake news and conspiracy theories like that 9/11 was an inside job and that the Sandy Hook shooting never happened. [link]

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Hai presente i moderatori cui Facebook si affida?

by Matteo Scandolin

Per valutare i casi segnalati dagli utenti, no? Ecco, non fanno niente.

An investigative journalist who went undercover as a Facebook moderator in the UK says the company lets pages from far-right fringe groups “exceed deletion threshold,” and that those pages are “subject to different treatment in the same category as pages belonging to governments and news organizations.” The accusation is a damning one, undermining Facebook’s claims that it is actively trying to cut down on fake news, propaganda, hate speech, and other harmful content that may have significant real-world impact. [link]

In realtà, è perfettamente coerente con quanto pensano alla casa madre.

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Senza Facebook non ci sarebbero stati questi disordini in Myanmar

by Matteo Scandolin

Timothy McLaughlin (per Wired) la tocca piano: Facebook ha contribuito in maniera pesante alle rivolte e ai disordini (di natura religiosa, per lo più) degli ultimi anni. La condivisione di informazioni parziali (quando non errate) è dannosa in territori più o meno tranquilli come l’Italia, figuriamoci in posti turbolenti.

È un articolo da leggere per intero. E ci rendiamo conto che può sembrare che scegliamo di scagliarci sempre e comunque contro Facebook, ma: è così, è una decisione ponderata.

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Facebook ha condiviso dati con 61 aziende

by Carmine Bussone

Già il mese scorso Facebook aveva ammesso di aver condiviso in maniera più o meno diretta di aver condiviso i dati relativi agli utenti con più di sessanta aziende fra cui Apple, Microsoft, Amazon, Spotify, Samsung e BlackBerry.

Questi ed altri dettagli sono contenuti in un documento di 748 pagine risalente a venerdì scorso e indirizzato al Congresso USA.

These integrations were reviewed by Facebook, which had to
approve implementations of the APIs. Typically, these apps were reviewed and approved by
members of our partnerships and engineering teams.

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Facebook annulla il Progetto Aquila

by Matteo Scandolin

Aquila è il progetto di internet che viene giù dal cielo, cui Facebook stava lavorando da diversi anni (era menzionata in un’intervista che linkammo in questo post). Dicono che non realizzeranno più i velivoli ma si affideranno a una collaborazione con Airbus. E comunque i progressi di Aquila non erano al livello di quelli di Google:

However, Facebook’s efforts paled in comparison to Project Loon, a similar idea using high-altitude balloons rather than a drones. It is being worked on by X, the experimental arm of Google parent company Alphabet.
Project Loon balloons have flown more than 15 million miles of tests, the company has said, with the longest continuous flight lasting almost 190 days. In 2017, the balloons were used by residents of hurricane-ravaged Puerto Rico. [link]

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Tra i tanti motivi per cui non usare Facebook per le comunicazioni personali

by Matteo Scandolin

C’è anche questa bella novità:

Facebook found a new place to sell video ads: Inside Messenger, where some users will start to see autoplay video ads appear in their inbox right next to messages from friends and family. [link]

È da tempo che ogni volta che vedo che qualcuno a me vicino intrattenere comunicazioni importanti (di qualsiasi tipo: d’amore, di lavoro, d’affetti) attraverso Facebook, mi parte il rantolo sulla privacy: ma temo che non serva. Né il rantolo, né, a conti fatti, neanche questo post.

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WhatsApp founder plans to leave after broad clashes with parent Facebook

by Carmine Bussone

WhatsApp founder plans to leave after broad clashes with parent Facebook

Jan Koum ha deciso di dimettersi dalla sua carica di CEO di WhatsApp.

Brian Acton, suo socio cofondatore si era già dimesso a Novembre.

Alla base della decisione ci sarebbe il disaccordo di Koum per le politiche di Facebook sul trattamento dei dati personali degli utenti e la disattenzione verso le tematiche della crittografia e della sicurezza delle comunicazioni.

“It is time for me to move on”

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Beyond Cambridge Analytica

Una società italiana, la Area, ha venduto un software per monitoraggio del traffico in Rete al regime siriano di Bashar Al-Assad.

Ora pubblicizza uno spyware che consente il monitoraggio e la manipolazione delle informazioni sui social media.

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Palantir, Cambridge Analytica, Facebook

It was a Palantir employee in London, working closely with the data scientists building Cambridge’s psychological profiling technology, who suggested the scientists create their own app — a mobile-phone-based personality quiz — to gain access to Facebook users’ friend networks, according to documents obtained by The New York Times.

Qui a No Rocket Science non abbiamo tanta passione per Peter Thiel, come si ricorderanno i lettori più affezionati. Onestamente però non stupisce che un dipendente della sua società abbia dato l’idea a Cambridge Analytica di usare delle ingenuità1Ingenuità un cazzo, ma lasciamo perdere. nella struttura di Facebook, né convince la smentita secondo la quale è stata un’iniziativa personale e che loro non c’entran niente:

“There were senior Palantir employees that were also working on the Facebook data,” said Christopher Wylie, a data expert and Cambridge Analytica co-founder, in testimony before British lawmakers on Tuesday.

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What the F*** Was Facebook Thinking?

Serve tradurre?

There’s a very good reason that Facebook is the fastest growing advertising business in the world. It’s because it has the largest, most detailed and most granular user data on the planet. It’s also incredibly personal, and will reveal a lot about your life to anyone who has access to it. And yet all the way up until April 2015, Facebook was giving all that data away to its developers that were using the Graph API.

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I profili coinvolti nel caso Cambridge Analytica sono un po’ più di 50 milioni

Facebook ha annunciato che i profili coinvolti sono quasi il doppio. In più, Zuckerberg ha ammesso che prima o poi tutti gli utenti del servizio hanno avuto il profilo scandagliato da qualche app di terze parti, che ha acquisito quanti più dati possibile su di loro:

Facebook said Wednesday that “malicious actors” took advantage of search tools on its platform, making it possible for them to discover the identities and collect information on most of its 2 billion users worldwide.

The revelation came amid rising acknowledgement by Facebook about its struggles to control the data it gathers on users. Among the announcements Wednesday was that Cambridge Analytica, a political consultancy hired by President Trump and other Republicans, had improperly gathered detailed Facebook information on 87 million people, of whom 71 million were Americans.

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Facebook continua a fare le stesse promesse

E praticamente con le stesse parole, sempre, ha fatto notare CBS.

Facebook on Wednesday attempted to make amends for having utilized data from tens millions of profiles without consent from users. The social media giant formally announced changes it claims will make it easier for users to control what they share in a post titled “It’s Time to Make Our Privacy Tools Easier to Find.”

The release, authored by Facebook’s Chief Privacy Officer Erin Egan and Deputy General Counsel Ashlie Beringer, touts improved functionality and design of individual privacy settings on the platform. But that is something it’s been promising since 2006. The release employed stock language that Facebook has trotted out repeatedly when faced with questions over how it handles user data and privacy.

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[Kara] Swisher asked [Tim Cook] what he would do if he was in Mark Zuckerberg’s shoes, to which he replied, “I wouldn’t be in this situation.”

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Chi ha creato il software usato da Cambridge Analytica

Si chiama AggregateIQ, è un’azienda canadese e, insomma, è un bel casino.

A little-known Canadian data firm ensnared by an international investigation into alleged wrongdoing during the Brexit campaign created an election software platform marketed by Cambridge Analytica, according to a batch of internal files obtained exclusively by Gizmodo.

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Oculus co-founder Palmer Luckey is leaving Facebook

The 24-year-old Luckey became a controversial figure after he reluctantly admitted to helping fund an internet trolling group supporting Donald Trump. Luckey apologized and has remained largely out of sight since then, although he testified in a lawsuit against Oculus by gaming company ZeniMax, which won a $50 million judgment against him. It’s unclear what Luckey’s role has been since Oculus reorganized late last year, but Oculus and Facebook insisted that Luckey was still with the company at that time. More recently, fellow co-founder Brendan Iribe said Luckey was “still working in an active capacity” on his team at Oculus. Apparently, that’s no longer true.

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