Microsoft Edge permette ancora a qualcuno di utilizzare Flash.

by Carmine Bussone

Microsoft Edge lets Facebook run Flash code behind users’ backs

Fino a pochi giorni fa, il browser Edge di Microsoft permetteva ad un gruppo ristretto di siti (58) di utilizzare Flash. Le impostazioni di sicurezza di default normalmente permettono di eseguire il plugin solamente se autorizzato dall’utente.

Un ricercatore di Google ha scoperto il mese scorso che Edge conteneva una lista di domini per la quale non era necessario alcun consenso dell’utente all’esecuzione di Flash che tra l’altro – in questo caso – permetteva anche di sfruttare una vulnerabilità di Adobe.

Fra le url, oltre a MSN, Deezer e altri, c’era anche il sito di un salone di bellezza spagnolo (!).

Attualmente, dopo la segnalazione, Microsoft ha forzato l’uso dell’https e i domini sono diventati due.

Tutti e due appartenenti a Facebook.


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La prima regola di Facebook è non parlar male di Facebook

La questione di Facebook del giorno è quella riguardante il suo ambiente di lavoro. Da audizioni relative ai casi di molestie sessuali in azienda, alcuni impiegati hanno riferito di avere paura a rilasciare dichiarazoni.

Tale paura è giustificata dalle continue azioni di ritorsione al quale sarebbero soggetti gli impiegati che tendono a parlar male della situazione lavorativa all’interno di Facebook.

Sembra, infatti, che i dipendenti siano forzati a non far trasparire alcun problema e a comportarsi sempre come se lavorare in Facebook sia la cosa migliore delle loro vite. Questa situazione si unisce anche ad un sistema di valutazione delle performance personali che aumenta i casi di disparità interne e di vessazioni, impedendo di fatto qualsiasi miglioramento (Facebook è scesa dalla prima alla settima posizione come qualità dell’ambiente aziendale).

“There shouldn’t be this pressure to pretend to love something when I don’t feel this way “[Link]

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Trapelate 250 pagine di documenti riservati di Facebook

by Francesca Balestrieri

Nell’internet sono state appena rilasciate ben 250 pagine di documenti riservati (e scottanti) di Facebook, il cui contenuto si può riassumere in sei punti:

—Facebook “whitelisted” certain companies, meaning that they still had full access to users’ friends’ data after platform changes in 2014-15, including Airbnb, Netflix, and Badoo. “It is not clear that there was any user consent for this, nor how Facebook decided which companies should be whitelisted or not,” said Damian Collins, a member of Parliament and committee chair.

—Facebook aggressively tried to shut down the competition. When Twitter launched the six-second-video-clip platform Vine, Zuckerberg approved revoking its access to Facebook’s API.

—Friends’ data has been a big source of revenue for Facebook, thanks to growing revenues from app developers. The idea of tying access to this data to the developer’s relationship with Facebook is a recurring feature throughout the documents.

—Mark Zuckerberg wanted “full reciprocity” between Facebook and app developers: you share all your data on users with us, and we’ll share all of ours with you.

—Facebook found ways to access users’ call history without alerting them, in order to make “People You May Know” suggestions and tweak news-feed rankings. Facebook planned to make it as hard as possible for users to know that this was happening.

—Facebook used Onavo (an Israeli analytics company it bought in 2013) to check customers’ usage of mobile apps without their knowledge. They used this to find out how many people had downloaded apps and how often they used them. This information was used to suss out potential companies to acquire.

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Il Parlamento Inglese ha ottenuto dei documenti su Facebook in una maniera rocambolesca

by Carmine Bussone

Mark Zuckerberg sta ancora tergiversando sulle risposte da dare al governo inglese in merito allo scandalo Cambridge Analytica.

Il Governo della Regina, però, non è tanto disposto a farsi ignorare. Per questa ragione, ha fermato un dirigente di una compagnia di software americana – la Six4Three – che si trovava sul suolo britannico e l’ha costretto a consegnare il suo computer in cui sarebbero presumibilmente contenute email e documenti confidenziali scambiati con la dirigenza di Facebook e con Zuckerberg stesso.

Questi documenti, sempre secondo le fonti investigative del governo, conterrebbero informazioni su cosa effettivamente sapesse Facebook a proposito della diffusione e dell’utilizzo dei dati degli utenti.

Tutto il contenuto, stando a quanto riferito da Facebook, è comunque coperto da un ordine restrittivo e non potrebbe essere né esaminato né diffuso dal Comitato che ne ha richiesto il sequestro.

Stiamo a vedere cosa faranno la Regina o al limite Wikileaks.

This is an unprecedented move but it’s an unprecedented situation. [Link]

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Facebook regalerà 4 milioni e mezzo di sterline per addestrare giovani giornalisti

by Matteo Scandolin

Con quei soldi il National Council for the Training of Journalists per i prossimi due anni potrà pagare giovani giornalisti nei quotidiani locali di tutto il Regno Unito. A me sa tanto di «Vedi che sosteniamo il giornalismo, non parlare più male di noi!», ma tant’è. Fa bene il National Council for the Training of Journalists a prendere quei soldi e usarli per questo motivo.

The social networking company will make the money available to subsidise the cost of trainee journalists based in newsrooms across Britain with the objective of providing “reporting from towns which have lost their local newspaper and beat reporters”. [link]

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Pare a volte che Facebook lo faccia apposta

by Matteo Scandolin

Anche quando non è per forza di cosa colpa sua: per esempio in questo caso: un’estensione per i browser che ha permesso ad hacker probabilmente russi di rubare i messaggi privati di 81mila account.

A new report might make you think twice before installing that next Chrome extension. The private Facebook messages of at least 81,000 people have reportedly been stolen, probably due to an exploit in a browser extension, and compromised accounts are now apparently up for sale for just $0.10 apiece. [link]

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Facebook ha mentito spudoratamente

by Matteo Scandolin

Riguardo i tempi di consumo dei video sulla propria piattaforma, per attirare più investitori pubblicitari. Se non è frode questa.

Not only did Facebook inflate ad-watching metrics by up to 900 percent, it knew for more than a year that its average-viewership estimates were wrong and kept quiet about it, a new legal filing claims. [link]

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C’era ancora gente che usava Google+

by Matteo Scandolin

Google ha annunciato che chiuderà Google+, il suo tentativo di social network. Un tentativo che non ha mai davvero preso piede, nemmeno in confronto a Twitter (quantomeno, non a livello di mind share).

La notizia più importante però non riesco a decidere se è questa della chiusura, oppure il fatto che per anni un errore delle API ha permesso un caso simile a quello di Cambridge Analytica: se un utente garantiva l’accesso ad un’app di terze parti, gli sviluppatori dell’app potevano accedere non solo ai suoi dati privati, ma anche a quelli dei suoi amici.

Le informazioni includono nome, indirizzi, genere sessuale, lavoro ed età, anche quando le impostazioni sostenevano fossero riservate.

E cos’ha pensato ben di fare, Google? Nascondere il tutto sotto il tappeto, per paura di finire sotto i riflettori come Facebook (la scoperta e la chiusura del bug erano coevi allo scoppio del caso di Cambridge Analytica), oppure chiamati a testimoniare di fronte al Congresso statunitense. Poi ha comunicato che avrebbe chiuso l’accesso da parte degli utenti privati a Google+, non appena il Wall Street Journal ha pubblicato una storia su questa falla di sicurezza e sul tentativo di insabbiarla.

Disclosure will likely result “in us coming into the spotlight alongside or even instead of Facebook despite having stayed under the radar throughout the Cambridge Analytica scandal”, Google policy and legal officials wrote in a memo obtained by the Journal. It “almost guarantees Sundar will testify before Congress”, the memo said, referring to the company’s CEO, Sundar Pichai. The disclosure would also invite “immediate regulatory interest”. [link]

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Disturbo da stress post-traumatico a causa di Facebook

by Matteo Scandolin

Selena Scola ha fatto causa a Facebook perché per filtrare tutti i contenuti violenti ed evitare che siano visibili dagli utenti ha subito uno shock psicologico notevole, che le ha causato un disturbo da stress post-traumatico. Tipo quello dei soldati di ritorno dalla guerra, per capirci.

Facebook sta analizzando tutti i materiali portati a sostegno della causa di Scola, sostenendo che i propri impiegati ricevono addestramento e sostegno, e che di solito chiede ai propri fornitori di offrire sostegno psicologico. Credo che implicitamente stiano rimbalzando le accuse e indirizzandole all’effettivo datore di lavoro di Scola.

Per garantire la massima sicurezza sulla propria piattaforma Facebook ha creato una squadra di circa 10mila persone – che entro fine anno dovrebbero arrivare a 20mila. Ovviamente la maggior parte di questi lavorano attraverso aziende o agenzie terze, che secondo Facebook dovrebbero garantire gli stessi benefit che l’azienda fornisce ai propri.

Penso comunque che esempi di stress post-traumatico a causa di molestie e abusi sui social network siano molteplici, in giro per il mondo. (Non che questo sminuisca la situazione di Selena Scola, eh.)

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Robe che i dissing tra rapper, a confronto, son poca cosa

by Matteo Scandolin

Dopo che i fondatori di Instagram hanno abbandonato Facebook, sono iniziate un po’ di speculazioni sui perché e i percome. Con un tempismo eccezionale, Forbes è andata a intervistare Brian Acton, uno dei fondatori di WhatsApp, che aveva abbandonato Facebook prima di poter incassare le quote dell’azienda, rinunciando di fatto a 850 milioni di dollari. Ne viene fuori un ritratto pessimo di Facebook, e anche di Zuckerberg, anche se credo che questo risultato fosse ampiamente prevedibile: se dici che la privacy dei tuoi utenti ti sta a cuore non vendi la tua app a un’azienda che non ha idea di cosa farsene, della privacy degli utenti. E i 22 miliardi di dollari che quest’azienda è disposta a pagare non ti leveranno mai i dubbi.

Uno dei pezzi grossi di Facebook se l’è presa, per questa intervista, e ha risposto a tono ad Acton. Tra le due comunque ti consiglio il pezzo di Forbes, estremamente curato, e davvero interessante.

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Se i fondatori di Instagram se ne sono andati magari è colpa di Zuckerberg

by Matteo Scandolin

L’altra settimana è stato reso pubblico l’addio dei fondatori di Instagram dalla loro stessa piattaforma (e da Facebook in generale, visto che è Facebook che s’è comprata Instagram nel 2012). Nei giorni seguenti, sono state avanzate diverse ipotesi riguardo i motivi di questa scelta e molti indicano nel buon Mark il motivo principale.

Instagram co-founders Kevin Systrom and Mike Krieger are resigning from the company they built amid frustration and agitation with Facebook CEO Mark Zuckerberg’s increased meddling and control over Instagram, according to sources. [link]

Come ho detto l’altro giorno: l’ipotesi che Facebook voglia monetizzare in maniera totale Instagram è tra gli indiziati principali, e probabilmente c’entra qualcosa l’invasione di privacy che questo comporterà. (Ma, per il momento, è supposizione e basta.)

(Questa è una di quelle giornate dove i link che vi proponiamo sembrano andare tutti nella direzione di dimostrare che Facebook è Il Male. Be’, un po’ lo pensiamo, ma è soltanto una coincidenza di programmazione editoriale, quella che potrebbe far sorgere il sospetto!)

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I fondatori di Instagram lasciano l’azienda

by Matteo Scandolin

Notevole. Mi chiedo se ci siano ragioni simili a quelle che hanno portato all’allontanamento dei fondatori di WhatsApp dalla stessa azienda: Facebook.

Kevin Systrom and Mike Krieger, the co-founders of the photo-sharing app Instagram, have resigned and plan to leave the company in the coming weeks, adding to the challenges facing Instagram’s parent company, Facebook. [link]

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Alleged Facebook scammer arrested in Ecuador after three years on the run

by Carmine Bussone

Qualche anno fa, tale Paul Ceglia accusò Mark Zuckerberg di aver firmato con lui un contratto per sviluppare del software e di non averlo mai onorato.

Quel contratto si rivelò poi falso, ma Ceglia restò noto come The Facebook Scammer.

Oggi, dopo una serie di fughe dagli arresti e dalle carceri, è in Ecuador a sperare che non ci si mettano d’impegno a farlo restare in qualche cella.

An opportunity presented itself, so I MacGyver’d some things together and started running for my life. [link]

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Spyware made in Facebook, ma non più su iOS

by Matteo Scandolin

Apple ha rimosso dall’App Store Onavo, la VPN di Facebook. (Senti come già suona un controsenso, questa frase: VPN di Facebook?)

Onavo, a free VPN, promised to “keep you and your data safe when you browse and share information on the web,” but the app’s real purpose was tracking user activity across multiple different apps to learn insights about how Facebook customers use third-party apps.

Whenever a person using Onavo opens up an app or website, traffic is redirected to Facebook’s servers, which log the action in a database to allow Facebook to draw conclusions about app usage from aggregated data. [link]

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Tempo di cambiare i vertici di Facebook

by Matteo Scandolin

È che non si può fare, per via della struttura societaria di Facebook stessa. E poi diciamocelo: per toglierlo da lì bisognerebbe che facesse del male all’azienda e agli investitori. Ma a parte bruciare 120 miliardi in un giorno solo, Facebook è in crescita costante da praticamente sempre. Vediamo cosa succederà con i prossimi risultati trimestrali, ma temo che tutto quello che potrebbe cambiare sono i nomi ai vertici: l’idea di base di Facebook, prendere i tuoi dati e usarli per arricchirsi, rimarrà identica.

Nonostante questo, il pezzo di Natasha Lomas è un bel pezzo.

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Facebook would make a martyr by banning Infowars Quarantine instead, or it’ll be ‘but her emails!’ 2.0

by Carmine Bussone

Facebook would make a martyr by banning Infowars.

La lotta alle bufale sbandierata da Facebook potrebbe incontrare il classico rovescio della medaglia secondo cui, eliminando i contenuti che diffondono notizie false, si correrebbe il rischio di dare risalto proprio a questi ultimi.

Nel mirino soprattutto Infowars, il sito che diffonde fake news propagandistiche popolarissimo negli USA e principale attore della campagna presidenziale di Donald Trump.

Poi qui c’è John Oliver che parla di Alex Jones (il fondatore e conduttore), e fa sempre bene rivederlo:

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The AI revolution will be led by toasters, not droids

by Carmine Bussone

La strada per l’addestramento delle intelligenze artificiali passa per il riuscire a far elaborare delle ricette corrette.

Gli attuali algoritmi utilizzano ancora generalizzazioni e semplificazioni che non permettono di ottimizzare ma semplicemente di tagliare e cucire dei “compiti” predeterminati che di fatto abbassano la loro resa.

Think of a toaster-sized appliance: it’s easy to build in a couple of slots and some heating coils so it can toast bread. But that leaves little room for anything else. If you try to also add rice-steaming and ice-cream-making functionality, then you’ll have to give up one of the bread slots at least, and it probably won’t be good at anything. [link]

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La responsabilità è una fatica enorme

by Matteo Scandolin

Kara Swisher è una giornalista che apprezzo tantissimo: non importa chi abbia davanti, non si trattiene mai dal fare il commento o la domanda che possono mettere a disagio l’interlocutore. C’è gente che non andrebbe mai a chiedere al CEO di un’azienda della Silicon Valley di render conto delle parti peggiori del proprio business, ma Swisher se ne frega e chiede la cosa sconveniente.

Ha intervistato Mark Zuckerberg e i 90 minuti d’intervista valgono moltissimo. Il ritratto che ne viene fuori è di uno che fatica ad accettare fino in fondo la responsabilità che si è creato, probabilmente perché non pensava che le cose andassero come sono andate. Ma certe cose vanno oltre l’onesto errore:

I’m Jewish, and there’s a set of people who deny that the Holocaust happened.

I find that deeply offensive. But at the end of the day, I don’t believe that our platform should take that down because I think there are things that different people get wrong. I don’t think that they’re intentionally getting it wrong, but I think-

In the case of the Holocaust deniers, they might be, but go ahead.

It’s hard to impugn intent and to understand the intent. I just think, as abhorrent as some of those examples are, I think the reality is also that I get things wrong when I speak publicly. I’m sure you do. I’m sure a lot of leaders and public figures we respect do too, and I just don’t think that it is the right thing to say, “We’re going to take someone off the platform if they get things wrong, even multiple times.” [link]

Questa è forse una delle citazioni che stanno girando di più, estrapolata da un’intervista molto lunga (e che ha costretto Zuckerberg a sottolineare che non appoggia i negazionisti dell’Olocausto), in cui però emerge chiaramente come per quanto Zuckerberg riconosca che certe cose non vanno bene, non vuole fare nulla o quasi nulla per porvi rimedio. Non credo sia un’esagerazione dire che non vuole fare nulla perché significherebbe alienarsi parte del pubblico di Facebook, e questo avrebbe delle ricadute finanziarie gigantesche.

E in ogni caso mi sembra molto coerente con quanto detto da uno dei suoi dirigenti in un altro contesto.

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