Parla, memoria

Un pezzo affascinante, commovente e pazzesco, su The Verge di un po’ di tempo fa. Il sottotitolo forse spoilera un po’, ma vale la pena leggere tutto il pezzo: When her best friend died, she rebuilt him using artificial intelligence.

Per citare Mazurenko:

“There had to be a reevaluation of death and sorrow, and there needed to be new traditions.”

E se avesse ragione? Se tutta questa tecnologia, tutte queste innovazioni che ci capitano addosso cambieranno il modo in cui pensiamo e ragioniamo sul dolore, la perdita, la morte? Non userei mai, credo, un bot simile, se avesse la coscienza di un mio amico o di un parente. Ma vengo da un mondo diverso, in un certo senso, con diverse opinioni della morte. Che ne penseranno le persone che nascono tra dieci anni?

I soliti casini di Uber

Era da un po’ che non linkavamo pezzi che parlano della cultura tossica che vige a Uber. Rimediamo subito: se ne va la capa delle risorse umane (“Chief People Officer”). Una delle persone che dovrebbe fare in modo che sia possibile lavorare bene nell’azienda era, be’, pare non fosse proprio una santa.

They alleged Hornsey had used discriminatory language and made derogatory comments about Uber Global Head of Diversity and Inclusion Bernard Coleman, and had denigrated and threatened former Uber executive Bozoma Saint John, who left the company in June.

“This person ultimately was the reason behind (Saint John’s) departure from Uber,” the anonymous employees said in an email, referring to Hornsey. [link]

Un piedino in Cina

Facebook sta per aprire una sede in Cina. Sembra una notizia da poco, ma se si considera che il servizio non è utilizzabile per la censura del governo cinese, si capisce che ottenere una licenza per aprire un proprio ufficio è una cosa importante.

The office will be a $30 million subsidiary called Facebook Technology (Hangzhou), located in the city Hangzhou, which is also the headquarters of Alibaba. Facebook will be running a startup incubator that will make small investments and give advice to local businesses (…) [link]

L’arrivo dei podcast

Mi ero completamente perso che l’aggiornamento ad iTunes 4.9, che inserì una nuova directory riservata esclusivamente ai podcast, accadde il 28 giugno del 2005. Sono passati 13 anni, e i podcast sono entrati a far parte della vita di tutti noi – per fortuna.

Ultimately, when Apple included podcast support in iTunes 4.9, they decentralized media and jumpstarted an entirely new industry. Anyone could have a voice. Anyone with a microphone and a hosting plan could submit a show to iTunes to build an audience. Apple’s directory is still the defacto one, and they’ve been a great steward of the industry. It’s still built on open standards, and I don’t see that changing anytime soon. They’ve never tried to move to technology that they own and control. As when it started, the iTunes/Apple Podcasts directory is still just a collection of RSS feeds. [link]

I Testimoni di Geova e il GDPR

Niente, mi fa tanto ridere: la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che i Testimoni di Geova devono rispettare la GDPR, come tutti.

On Tuesday, the Court of the Justice of the European Union concluded that Jehovah’s Witnesses who are preaching door-to-door are subject to the same European Union data-protection rules — known as the General Data Protection Regulation — as massive tech companies like Facebook and Google. [link]

Facebook would make a martyr by banning Infowars Quarantine instead, or it’ll be ‘but her emails!’ 2.0

Facebook would make a martyr by banning Infowars.

La lotta alle bufale sbandierata da Facebook potrebbe incontrare il classico rovescio della medaglia secondo cui, eliminando i contenuti che diffondono notizie false, si correrebbe il rischio di dare risalto proprio a questi ultimi.

Nel mirino soprattutto Infowars, il sito che diffonde fake news propagandistiche popolarissimo negli USA e principale attore della campagna presidenziale di Donald Trump.

Poi qui c’è John Oliver che parla di Alex Jones (il fondatore e conduttore), e fa sempre bene rivederlo:

Un incubo di privacy e sicurezza

L’app per pagamenti Venmo è un bel colabrodo: se sai come fare, e non ci vuole tanto, puoi vedere tutte le transazioni di tutti gli utenti. Transazioni, messaggi interni, tutto – tranne le somme.

Anyone can track a Venmo user’s purchase history and glean a detailed profile – including their drug deals, eating habits and arguments – because the payment app lacks default privacy protections.

The default state for transactions when a user signs up to the app is “public”, which means they can be seen by anyone on the internet. Users can change this to “private” by navigating to the app’s settings, but it’s not clearly highlighted during sign-up. [link]

Il rumore dell’albero nella foresta

Bell’articolo su The Verge: ci sono migliaia di utenti di Twitch, la piattaforma per trasmettere e guardare sessioni di videogiochi, che trasmettono praticamente al vuoto: nessuno guarda quello che fa.

Cambiano i mezzi, ma di fatto non cambia la situazione: il web dà la possibilità a chiunque – davvero chiunque, nel bene e nel male – di creare prodotti seriali più o meno d’intrattenimento, più o meno di qualità: ma trovare un pubblico rimane sempre lo scalino più difficile da superare.

The AI revolution will be led by toasters, not droids

La strada per l’addestramento delle intelligenze artificiali passa per il riuscire a far elaborare delle ricette corrette.

Gli attuali algoritmi utilizzano ancora generalizzazioni e semplificazioni che non permettono di ottimizzare ma semplicemente di tagliare e cucire dei “compiti” predeterminati che di fatto abbassano la loro resa.

Think of a toaster-sized appliance: it’s easy to build in a couple of slots and some heating coils so it can toast bread. But that leaves little room for anything else. If you try to also add rice-steaming and ice-cream-making functionality, then you’ll have to give up one of the bread slots at least, and it probably won’t be good at anything. [link]

La responsabilità è una fatica enorme

Kara Swisher è una giornalista che apprezzo tantissimo: non importa chi abbia davanti, non si trattiene mai dal fare il commento o la domanda che possono mettere a disagio l’interlocutore. C’è gente che non andrebbe mai a chiedere al CEO di un’azienda della Silicon Valley di render conto delle parti peggiori del proprio business, ma Swisher se ne frega e chiede la cosa sconveniente.

Ha intervistato Mark Zuckerberg e i 90 minuti d’intervista valgono moltissimo. Il ritratto che ne viene fuori è di uno che fatica ad accettare fino in fondo la responsabilità che si è creato, probabilmente perché non pensava che le cose andassero come sono andate. Ma certe cose vanno oltre l’onesto errore:

I’m Jewish, and there’s a set of people who deny that the Holocaust happened.

I find that deeply offensive. But at the end of the day, I don’t believe that our platform should take that down because I think there are things that different people get wrong. I don’t think that they’re intentionally getting it wrong, but I think-

In the case of the Holocaust deniers, they might be, but go ahead.

It’s hard to impugn intent and to understand the intent. I just think, as abhorrent as some of those examples are, I think the reality is also that I get things wrong when I speak publicly. I’m sure you do. I’m sure a lot of leaders and public figures we respect do too, and I just don’t think that it is the right thing to say, “We’re going to take someone off the platform if they get things wrong, even multiple times.” [link]

Questa è forse una delle citazioni che stanno girando di più, estrapolata da un’intervista molto lunga (e che ha costretto Zuckerberg a sottolineare che non appoggia i negazionisti dell’Olocausto), in cui però emerge chiaramente come per quanto Zuckerberg riconosca che certe cose non vanno bene, non vuole fare nulla o quasi nulla per porvi rimedio. Non credo sia un’esagerazione dire che non vuole fare nulla perché significherebbe alienarsi parte del pubblico di Facebook, e questo avrebbe delle ricadute finanziarie gigantesche.

E in ogni caso mi sembra molto coerente con quanto detto da uno dei suoi dirigenti in un altro contesto.

Sì, forse non è proprio bella roba. Ma non la togliamo

Grossomodo si può riassumere così la risposta di Facebook alle svariate segnalazioni di contenuto violento, razzista, d’incitamento all’odio. La abbattiamo nei risultati, ‘sta roba qui: ma non la togliamo.

“Just for being false, that doesn’t violate the community standards.” CNN’s Oliver Darcy asked John Hegeman, the head of Facebook News Feed, why InfoWars is allowed to maintain a page (with over 900,000 followers) when it is notorious for spreading fake news and conspiracy theories like that 9/11 was an inside job and that the Sandy Hook shooting never happened. [link]

Hai presente i moderatori cui Facebook si affida?

Per valutare i casi segnalati dagli utenti, no? Ecco, non fanno niente.

An investigative journalist who went undercover as a Facebook moderator in the UK says the company lets pages from far-right fringe groups “exceed deletion threshold,” and that those pages are “subject to different treatment in the same category as pages belonging to governments and news organizations.” The accusation is a damning one, undermining Facebook’s claims that it is actively trying to cut down on fake news, propaganda, hate speech, and other harmful content that may have significant real-world impact. [link]

In realtà, è perfettamente coerente con quanto pensano alla casa madre.

Hackaton per contrastare gli effetti di Brexit

Un’idea intelligente!

In a 2-day intensive, overnight “hackathon” on the weekend of July 21-22, the aim will be to get a groundswell of interest in helping to improve local communities and economies. The aim is to connect people with their decision makers and MPs about their concerns for jobs, services and the economy. [link]

Attenzione con ‘ste smart TV

Ok, a volte sono davvero comode; altre volte però sono delle armi improprie collegate a internet. Per esempio Samba TV, che si ripromette di capire cosa guardate per permettere ai pubblicitari di bombardarvi meglio.

Once enabled, Samba TV can track nearly everything that appears on the TV on a second-by-second basis, essentially reading pixels to identify network shows and ads, as well as programs on HBO and even video games played on the TV. Samba TV has even offered advertisers the ability to base their targeting on whether people watch conservative or liberal media outlets and which party’s presidential debate they watched. [link]

Dolce artificio

Un articolo bellissimo (come sempre succede per Aeon) il cui sottotitolo da solo dovrebbe conquistarti:

Dandies in the age of decadence favoured synthetics over nature, nowhere more so than in perfumery’s fabulous counterfeits

Lo trovi qui.