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Ok, il titolo è un po’ troppo cattivo. Negli ultimi anni BuzzFeed ha affiancato alle cagate storiche (i quiz, le liste orrende) un giornalismo di effettiva qualità. Adesso si può anche sostenere il loro lavoro: 5 dollari al mese, oppure 100 all’anno (e ti regalano anche una borsa). L’abbonamento è libero: non è il preludio a un paywall.

However, in an email to the BuzzFeed team, Global News Director Lisa Tozzi said, “A membership program takes time to build, and we don’t expect it to be a huge portion of BuzzFeed’s revenue in 2019. That’s why we’re investing in it now and hope to see it contribute more to our work over time.” [link]

A latere: anche No Rocket Science è e sarà sempre gratuito, ma se vuoi sostenere il nostro lavoro bastano 2€ al mese, associandoti a INUTILE.

Può l’automatic gender detection essere una minaccia all’identità dei singoli? (Spoiler: sì)

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L’AGR, automatic gender recognition (o AGD, automatic gender detection) fa parte dell’ampio sottogruppo di tecnologie di identificazione biometrica che negli ultimi anni ha riscosso un notevole interesse nella comunità scientifica, non solo per quanto concerne le sue possibilità di impiego nell’ambito delle HCI (human-computer interaction) o in quello della sicurezza, ma anche in quello medico e ultimamente anche nel marketing (chi l’avrebbe mai detto?).

Come sempre quando ci si trova davanti a simili tecnologie strettamente correlate al concetto di privacy e identità, è d’obbligo non ignorare alcune domande: quali sono i rischi e i confini etici nell’uso di simili tecnologie? A che punto è il dibattito attuale e soprattutto esiste un dibattito attuale?

Pare che fortunatamente qualcuno sia entrato ancora più nel merito: può l’AGR technology essere una minaccia per le persone gender-nonconforming?

Ne parlano nel un ricco (di collegamenti e spunti di riflessioni) articolo “Gender is personal – not computational”  Foad Hamidi, Morgan Scheuerman e Stacy Branham.

We interviewed 13 transgender and gender-nonconforming people […]They described how being misgendered by algorithms could potentially feel worse than if humans did it. Technology is often perceived or believed to be objective and unbiased, so being wrongly categorized by an algorithm would emphasize the misconception that a transgender identity is inauthentic. One participant described how they would feel hurt if a “million-dollar piece of software developed by however many people” decided that they are not who they themselves believe they are.

 

[…] As digital technologies develop and mature, they can lead to impressive innovations. But as humans direct that work, they should avoid amplifying human biases and prejudices that are negative and limiting. In the case of automatic gender recognition, we do not necessarily conclude that these algorithms should be abandoned. Rather, designers of these systems should be inclusive of, and sensitive to, the diversity and complexity of human identity”

 

Qua invece approfondimento sull’AGR correlato alle HCI: The Misgendering Machines: Trans/HCI Implications of Automatic Gender Recognition

Si parla seriamente di vita eterna digitale

Se n’è già parlato, qui su NRS, e ancora non mi sono fatto un’idea precisa. Credo fermamente che quello che definisce l’essere umano sia la sua mortalità, pertanto rimango molto scettico di notizie come quella riguardante Augmented Eternity, un’azienda che sta cercando di digitalizzare l’essenza di imprenditori perché possa essere un avatar cui chiedere consiglio in qualsiasi momento.

He says Augmented Eternity will take a step toward accommodating various personalities by tailoring the conversation according to context and letting users control what data is accessible to whom. So someday his daughter might consult with his digital family persona, while a former student could ask questions of his academic persona. He sees it as one way of leaving a legacy—a way to keep contributing to society instead of fading to black. [link]

C’è un problema di Azure e molti utenti Office sono bloccati

Uno dei vari prodotti di Microsoft è un sistema di sicurezza multilivello, che consente di tenere al sicuro i propri account utilizzando un ulteriore login attraverso Azure. Che oggi è nel pallone, e un mucchio di utenti di Office 365 sono impossibilitati a entrare nei propri account.

Microsoft’s cloud-based multi-factor authentication services went down across the globe early Monday morning, preventing users who are required to sign in using a second layer of authentication to their account, such as a text message, a push notification on their phone, or a hardware key. You hit the password page, and then you’re stuck — no code, no notification, nothing. [link]

La pirateria su Nintendo Switch e le sue lotte interne

Il mondo della pirateria su Nintendo Switch non è fatto solo di gruppi che diffondono illegalmente i giochi per la piattaforma e che riescono a craccare i server della Nintendo o addirittura i loro totem demo.

Fra i pirati, infatti, ci sono vere e proprie schermaglie fatte di insulti, sabotaggio dei rispettivi codici, o addirittura doxxing (la pubblicazione in rete di informazioni personali).

“We mostly stay in the dark due to the legality of what we do,” he added. “By providing such leaks from the shadows […] we try to improve the rate of development.”[Link]

Solid

Un nuovo progetto di Tim Berners-Lee, con al centro – guarda un po’ la privacy.

Solid changes the current model where users have to hand over personal data to digital giants in exchange for perceived value. As we’ve all discovered, this hasn’t been in our best interests. Solid is how we evolve the web in order to restore balance — by giving every one of us complete control over data, personal or not, in a revolutionary way. [link]

Sapere quanti follower si hanno su Twitter potrebbe essere “poco salutare”.

Questo è quello che dichiara uno dei dirigenti, Ev Williams.

Il conoscere quanti follower hanno gli altri account potrebbe essere un cattivo incentivo all’utilizzo della piattaforma e potrebbe dare una misura sbagliata del senso stesso di Twitter.

Ancora peggio viene definita la lista delle persone da seguire suggerite.

“I think showing follower counts was probably ultimately detrimental,” Williams said at the Web Summit in Lisbon, Portugal. “It really put in your face that the game was popularity.”[Link]

Ti fideresti di un’azienda che si chiama DeepMind?

Io no. DeepMind fornisce soluzioni software per alcuni ospedali inglesi, con diversi prodotti tra cui un’app che si chiama Streams. Streams doveva servire per allertare i medici degli ospedali ma alla fine della fiera ha raccolto i dati sanitari di più di un milione e mezzo di pazienti, senza avvertirli.

Ora Google sta comprando DeepMind.

“Our vision is for Streams to now become an AI-powered assistant for nurses and doctors everywhere – combining the best algorithms with intuitive design, all backed up by rigorous evidence. [link]

E il tutto nonostante DeepMind in passato avesse promesso più volte che non avrebbe mai offerto i dati sanitari dei propri utenti a Google: l’avvocatessa Julia Powles l’ha toccata piano, su Twitter, definendola «a trust demolition».

DeepMind ha risposto sostenendo che continuerà a utilizzare le linee guida del servizio sanitario nazionale inglese.

Ci si può fare molto di più che un selfie

La tecnologia che ci portiamo in tasca tutti i giorni è fenomenale, e ogni tanto serve gente come Michel Gondry a ricordarci che con un iPhone si può fare molto più che sfogliare Instagram o farsi un selfie. Lui ci ha fatto un corto da 12′. (E non è certo il solo, a fare film con uno smartphone.)

(La notizia è del 2017, ma il messaggio è sempre valido.)

“Radio Shack Sucks”: quando su internet la libertà di critica era autogestita (ed erano botte da orbi).

Prima di Tripadvisor, prima di Yelp, prima di tutti i portali più famosi dove quotidianamente milioni di persone possono valutare esercizi commerciali e brand, l’arma più diffusa per attaccare una compagnia, un marchio o un particolare servizio era direttamente nelle mani dei singoli utenti del web: era l’era dei “gripe site”, siti creati ad hoc con domini denominati generalmente www.NomeDelBrand-insulto.com che non lasciavano adito a nessun dubbio sul contenuto e sui toni.
Ad una analisi semplicistica può sembrare una buffa usanza passata di un manipolo di smanettoni rancorosi, ma

The rise and fall of gripe sites are an important chapter in the history of the internet. Gripe sites were far more than a place to complain. Rather, they offered a lively, anonymous outlet for consumers and workers to criticize corporate power, and even to organize against it.
As a result, they faced an onslaught of attacks from companies. Gripe sites were the flashpoint for intense legal and regulatory battles—battles that boiled down to a confrontation between two conflicting visions of the internet’s purpose. Who owns the internet, and what is it for? This was the core question in the war over gripe sites, and one that remains no less urgent today.

Un interessante articolo su un passato non così passato della rete, sullo slittamento occorso dall’autogestione della libertà di opinione fino all’attuale subappalto dello spazio e degli strumenti di critica.

Logic Magazine – Radio Shack Sucks

Il New York Tmes ha chiesto a Google di digitalizzare il suo archivio fotografico

Google sta digitalizzando l’immenso archivio fotografico conservato nei sotterranei del New York Times: ogni foto scansionata viene analizzata dall’intelligenza artificiale di Google, per legare a ciascuna i relativi metadati.

That’s why the company has hired Google, which will use its machine vision smarts to not only scan the hand- and type-written notes attached to each image, but categorize the semantic information they contain (linking data like locations and dates). Google says the Times will also be able to use its object recognition tools to extract even more information from the photos, making them easier to catalog and resurface for future use. [link]

Sfortunatamente, la digitalizzazione è solo per uso interno del giornale. Google è intervenuta anche sull’archivio fotografico di Life: quello è aperto al pubblico.

Un giudice ha chiesto ad Amazon di fornire i file audio di Echo

Per cercare indizi in un caso di omicidio nel New Hampshire, un giudice ha richiesto ad Amazon i file del dispositivo Echo sequestrato all’interno della scena del crimine.

Siamo lontani dalla delicatezza e dall’entità del caso FBI contro Apple, ma la questione può essere l’inizio di una serie di eventi in cui la sicurezza e la tutela della privacy da parte di Amazon verranno messe alla prova.

An Amazon spokesperson told The Associated Press it would not release the recordings “without a valid and binding legal demand properly served on us.” [link]

PayPal chiude account, a destra e a sinistra

Forse vogliono essere bipartisan: hanno chiuso l’account dei “Proud Boys”, un gruppo di estrema destra capitanato da Gavin McInnes 💬. Poi hanno chiuso anche gli account di alcuni gruppi antifascisti.

“Striking the necessary balance between upholding free expression and open dialogue and protecting principles of tolerance, diversity and respect for all people is a challenge that many companies are grappling with today. We work hard to achieve the right balance and to ensure that our decisions are values-driven and not political. We carefully review accounts and take action as appropriate. We do not allow PayPal services to be used to promote hate, violence, or other forms of intolerance that is discriminatory.” [link]

Non conosco esattamente Antifa Philadelphia, Antifa Arkansas, Belfast Antifa, e Rose City Antifa, i gruppi antifscisti di cui son stati chiusi gli account, ma per come funziona di solito sono i fascisti quelli che promuovono odio, violenza o altre forme di intolleranza che sono discriminatorie, non gli antifascisti.

  1. 💬 Fun fact: è cofondatore di Vice. Absit iniura verbis.[🔙]

Non sono solo minacce vuote

Lo diciamo da mo’, l’abbiamo ripetuto giusto pochi giorni fa: le minacce ricevute via internet non sono vuote, non sono senza seguito, non sono solo sfoghi da tastiera. Questo pezzo di Jessica Valenti ne parla (purtroppo) a fondo:

When Koeberle Bull received a hateful Facebook message last week from a man who lived more than 500 miles away, she called the police. Dylan Jarrell in Kentucky, who had sent the New Jersey mom of three a violent and racist Facebook message directed at her children, was pulling out of his driveway with hundreds of rounds of ammunition and a plan to commit a school shooting when the local cops stopped him.
Because Bull took Jarrell’s violent racism and online harassment seriously — unwilling to brush it off as a remote threat — she likely saved lives. It’s a good lesson for us all and a reminder of that violent expressions of racism and sexism online can be harbingers of violence committed in the flesh. Unfortunately, how things went with Jarrell is the exception rather than the rule. [link]

Le notizie sul tempo passato di fronte agli schermi potrebbero esser state grandemente esagerate

Lo dice un nuovo studio, l’ennesimo sulla materia.

But when looking at screen time in isolation from other factors known to affect sleep, like neighborhood conditions, Przybylski only saw a modest association. For children between six months and five years of age, every hour of screen time was linked to about eight minutes of lost sleep; for children older than five, it was just three minutes. [link]

Versione breve: potrebbe non influire sulla qualità del sonno quanto altri fattori (tipo di vita nel quartiere, tipo di vita famigliare, tanto per dirne un paio).

La ridefinizione dell’unità di misura del peso

L’IPK conservato al BIPM di Parigi.

Le unità di misura conosciute e adoperate in tutto il mondo e che diamo per “determinate” e immutabili in realtà sono tutt’altro che al di sopra di revisioni periodiche, per renderle man mano sempre più precise e, possibilmente, slegate da artefatti materiali di riferimento.

Il SI (Système international d’unités), formato da sette unità fondamentali da cui derivano tutte le altre, questo Novembre vedrà ufficializzata l’importante revisione della definizione del chilogrammo.
Attualmente infatti il chilogrammo è definito come “uguale alla massa dell’IPK, l’International Prototype Kilogram“, un oggetto di forma cilindrica, composto al 90% di alluminio e il restante 10% da platino e iridio, custodito in Francia dal 1889 al BIPM (Bureau International des Poid et Mesures); dopo decenni di esperimenti la nuova definizione del chilogrammo ufficiale sarà “una delle costanti fisiche dell’universo” dopo il voto della commissione che si riunirà a Versailles il 16 Novembre.

Ne parla in un interessante thread su twitter l’ingegnere aerospaziale Max Fagin (@MaxFagin)

Sul sito ufficiale del BIPM è inoltre possibile trovare la roadmap per la revisione del SI oltre a tutte le notizie, approfondimenti e curiosità sulle unità di misura che ci aiutano a comprendere, studiare e modellare la realtà che ci circonda.

Addio e grazie per tutto il pesce, Kepler

Il 30 Ottobre 2018 la NASA ha rilasciato il comunicato ufficiale che conferma il termine della missione del telescopio spaziale Kepler, nell’ambito del progetto Discovery, a causa dell’esaurimento del carburante.

Lanciato il 6 Marzo del 2009, lo scopo del Kepler è stato quello di scoprire quanto più possibile sui sistemi planetari ed esopianeti esistenti in una determinata porzione della via Lattea; inizialmente la durata stimata della missione si attestava sui quattro anni circa, ma la vastità di informazioni fornite dal telescopio ha fatto sì che venisse prorogata di quasi altri cinque.
Il FOV (field of view) di Kepler era settato fra la costellazione del Cigno e della Lira:

Since transits only last a fraction of a day, all the stars must be monitored continuously, that is, their brightnesses must be measured at least once every few hours. The ability to continuously view the stars being monitored dictates that the (FOV) must never be blocked at any time during the year. Therefore, to avoid the Sun the FOV must be out of the ecliptic plane. The secondary requirement is that the FOV have the largest possible number of stars. This leads to the selection of a region in the Cygnus and Lyra constellations of our Galaxy as shown.

Nel corso della sua vita spaziale, Kepler ha portato alla scoperta di 2327 esopianeti, compreso Kepler-438-b, l’esopianeta confermato con l’ESI, Earth Similarity Index, più alto fino ad ora, pari a 0.88 (Da non confondere con la CHZ, la circumstellar habitable zone), ma sopratutto ha collezionato dati e informazioni che, si stima, forniranno materiale di studio per almeno un decennio a seguire.

La NASA, come sempre, ha messo a disposizione un bellissimo sito sulla missione Kepler, ricco di dati, video e immagini, a questo indirizzo: NASA KEPLER MISSION

Qui invece è presente un archivio di tutti gli esopianeti attualmente noti NASA EXOPLANETS ARCHIVE.

Kepler continuerà ad orbitare, ormai spento, vicino alla terrestre per almeno altri cento anni.
La NASA assicura che la distanza fra il nostro pianeta e il telescopio (pari a più di quattro volte la distanza Terra – Luna) non è causa di allarme o preoccupazione.

Qua una video spiegazione su cosa accadrà a Kepler ora: What will happen to NASA’s Kepler spacecraft?

Farewell, Kepler.

Come Yahoo ha ucciso Flickr

Qualche mese fa dicevamo: dai che c’è una nuova speranza per Flickr. Magari è ancora così, eh: intanto hanno annunciato una mossa alquanto controversa, ovvero l’imposizione del limite di 1000 foto per gli account gratuiti. Chi ha più di 1000 foto, si vedrà quelle in eccesso cancellate.

In realtà questa parte è un dettaglio di un cambiamento generale, tendenzialmente positivo: non è più obbligatorio avere un account Yahoo per iscriversi al servizio, per esempio (limitazione decisamente antiquata). Ed è un tentativo di mettere una pezza a un errore compiuto da Yahoo cinque anni fa, quando diede a tutti gli utenti – anche a quelli gratuiti – un terabyte di spazio di archiviazione.

First (…) the free terabyte largely attracted members who were drawn by the free storage, not by engagement with other lovers of photography. (…) Second, you can tell a lot about a product by how it makes money. Giving away vast amounts of storage creates data that can be sold to advertisers, with the inevitable result being that advertisers’ interests are prioritized over yours. [link]

Non hanno tutti i torti: e un limite di mille foto sembra più che ragionevole.

Mettendo da parte link e articoli per questo argomento, ho trovato questo pezzo di Matt Honan del 2012 (sei anni fa), intitolato How Yahoo Killed Flickr and Lost the Internet. La storia di come Yahoo sia passata da una delle aziende simbolo di internet alla barzelletta del web (oppure incubo di esperti di sicurezza e privacy, a seconda). L’ironia è che quasi esattamente 12 mesi dopo l’uscita di questo pezzo di Honan Yahoo registrò più traffico di Google, per la prima volta dal 2011.

Ma il pezzo va riletto oggi per tanti motivi, tra questi anche mandare a memoria questo passaggio:

It’s no secret that for many entrepreneurs, the exit is always the goal. It’s about the sellout before the first line of code is written. But for a select group, products are meant to be art. They are meant to literally change the world. And for those, selling out can be especially problematic. Flickr falls into that camp. [link]

È anche un ottimo modo per ricordare come le realtà che sembrano invincibili e rilevanti oggi possono cadere, e male, domani. E non tutti sanno ricostruirsi come ha fatto Windows.

Dopo le accuse di sessismo spietato a Google

Argomento sfiorato in questo post di qualche settimana fa, son venute fuori un sacco di altre storie, altre decisamente disgustose. Riassumendo e usando eufemismi: alcuni alti dirigenti di Google erano un po’ troppo liberi nella gestione dei rapporti privati e professionali sul luogo di lavoro, con le colleghe. Ciliegina sulla torta, ad alcuni alti dirigenti è stata garantita impunità e una buonuscita da 90 milioni di euro.

I dipendenti di Google hanno protestato l’altro giorno, abbandonando le proprie scrivanie. Secondo Verge potrebbe essere un modello per le future proteste: stiamo a vedere.