Le vacanze, negli Stati Uniti, iniziano questa settimana, col Ringraziamento, il Black Friday, Cyber Monday e giù dritti fino all’inizio dell’anno nuovo. Moltissimi fanno acquisti su Amazon, durante questi giorni, me compreso: non solo per gli sconti inverosimili, ma anche perché la logistica di Amazon è effettivamente avanti anni luce e permette di ottenere in tempi rapidi quello che cerchi, avvicinandosi all’esperienza di acquisto di un bene digitale. (Lasciamo da parte i capricci: mi è successo in più di un’occasione che qualcosa mi servisse subito.)

Amazon ha sfruttato delle falle e piccole crepe nel sistema produttivo-distributivo che vigeva fino a qualche anno fa, arrivando a una situazione di dominio. Da questo punto di vista è un caso di successo incredibile. Il problema è che per sostenere questo dominio fa ricorso a pratiche che per usare un eufemismo possiamo definire incivili, basti pensare ai diversi report della vita all’interno dei centri di logistica. E non bastano gli account Twitter che passano il tempo a dire quanto lavorare in azienda equivalga a passare del tempo nel paradiso terrestre per migliorare la situazione dell’azienda.

Su Vox è uscita un’intervista a un manager di un centro logistico. Da legger tutta, qui sotto riporto solo uno dei primi paragrafi:

Were there a lot of US vets working at your facility?

Yes, it’s a pretty typical thing for Amazon. It’s easy for Amazon to hire us because they know vets are willing to shut up and cooperate. In my opinion, Amazon is preying on the work-life balance issue that the military has, and feeds off the rigid order the Army teaches. The military is known for being a bastion of sexism, but I had a worse experience at Amazon. It’s way more cutthroat. [link]