Prima di Tripadvisor, prima di Yelp, prima di tutti i portali più famosi dove quotidianamente milioni di persone possono valutare esercizi commerciali e brand, l’arma più diffusa per attaccare una compagnia, un marchio o un particolare servizio era direttamente nelle mani dei singoli utenti del web: era l’era dei “gripe site”, siti creati ad hoc con domini denominati generalmente www.NomeDelBrand-insulto.com che non lasciavano adito a nessun dubbio sul contenuto e sui toni.
Ad una analisi semplicistica può sembrare una buffa usanza passata di un manipolo di smanettoni rancorosi, ma

The rise and fall of gripe sites are an important chapter in the history of the internet. Gripe sites were far more than a place to complain. Rather, they offered a lively, anonymous outlet for consumers and workers to criticize corporate power, and even to organize against it.
As a result, they faced an onslaught of attacks from companies. Gripe sites were the flashpoint for intense legal and regulatory battles—battles that boiled down to a confrontation between two conflicting visions of the internet’s purpose. Who owns the internet, and what is it for? This was the core question in the war over gripe sites, and one that remains no less urgent today.

Un interessante articolo su un passato non così passato della rete, sullo slittamento occorso dall’autogestione della libertà di opinione fino all’attuale subappalto dello spazio e degli strumenti di critica.

Logic Magazine – Radio Shack Sucks