C’era ancora gente che usava Google+

by Matteo Scandolin

Google ha annunciato che chiuderà Google+, il suo tentativo di social network. Un tentativo che non ha mai davvero preso piede, nemmeno in confronto a Twitter (quantomeno, non a livello di mind share).

La notizia più importante però non riesco a decidere se è questa della chiusura, oppure il fatto che per anni un errore delle API ha permesso un caso simile a quello di Cambridge Analytica: se un utente garantiva l’accesso ad un’app di terze parti, gli sviluppatori dell’app potevano accedere non solo ai suoi dati privati, ma anche a quelli dei suoi amici.

Le informazioni includono nome, indirizzi, genere sessuale, lavoro ed età, anche quando le impostazioni sostenevano fossero riservate.

E cos’ha pensato ben di fare, Google? Nascondere il tutto sotto il tappeto, per paura di finire sotto i riflettori come Facebook (la scoperta e la chiusura del bug erano coevi allo scoppio del caso di Cambridge Analytica), oppure chiamati a testimoniare di fronte al Congresso statunitense. Poi ha comunicato che avrebbe chiuso l’accesso da parte degli utenti privati a Google+, non appena il Wall Street Journal ha pubblicato una storia su questa falla di sicurezza e sul tentativo di insabbiarla.

Disclosure will likely result “in us coming into the spotlight alongside or even instead of Facebook despite having stayed under the radar throughout the Cambridge Analytica scandal”, Google policy and legal officials wrote in a memo obtained by the Journal. It “almost guarantees Sundar will testify before Congress”, the memo said, referring to the company’s CEO, Sundar Pichai. The disclosure would also invite “immediate regulatory interest”. [link]


Matteo Scandolin

È nato a Venezia nel 1982, vive a Milano. Scriveva racconti, poi s'è accorto che si divertiva di più ad aiutare gli altri a scriverli. Ogni tanto aggiorna il suo sito, Grandi speranze. Assieme a un altro paio di amici ha fondato inutile nel 2005. Su Twitter è matteoscandolin.