Un pezzo affascinante, commovente e pazzesco, su The Verge di un po’ di tempo fa. Il sottotitolo forse spoilera un po’, ma vale la pena leggere tutto il pezzo: When her best friend died, she rebuilt him using artificial intelligence.

Per citare Mazurenko:

“There had to be a reevaluation of death and sorrow, and there needed to be new traditions.”

E se avesse ragione? Se tutta questa tecnologia, tutte queste innovazioni che ci capitano addosso cambieranno il modo in cui pensiamo e ragioniamo sul dolore, la perdita, la morte? Non userei mai, credo, un bot simile, se avesse la coscienza di un mio amico o di un parente. Ma vengo da un mondo diverso, in un certo senso, con diverse opinioni della morte. Che ne penseranno le persone che nascono tra dieci anni?


Matteo Scandolin

È nato a Venezia nel 1982, vive a Milano. Scriveva racconti, poi s'è accorto che si divertiva di più ad aiutare gli altri a scriverli. Ogni tanto aggiorna il suo sito, Grandi speranze. Assieme a un altro paio di amici ha fondato inutile nel 2005. Su Twitter è matteoscandolin.