Non è certo un’esagerazione dire che dieci anni fa Apple cambiò drasticamente il panorama dell’informatica personale. Nel 2007 presentò l’iPhone e nel 2008 diede il colpo decisivo, l’apertura dell’App Store.

Non che non ce ne fossero, prima, di posti dove recuperare applicazioni per i propri computer o dispositivi portatili, così come esistevano già smartphone assimilabili all’idea odierna di smartphone. Ma l’apertura dell’App Store rese tutto più semplice, e diede la stura a un decennio che ha visto le possibilità di internet esplodere ancora più di prima, nel bene e nel male.

Instagram non esisterebbe senza gli smartphone come l’iPhone, o quantomeno: avrebbe impiegato molti più anni prima di diventare un fenomeno mondiale. Twitter stesso viaggiava su binari profondamente diversi prima che ognuno di noi avesse un computer in tasca.

Dal 2014 il solo App Store di Apple muove più soldi di tutta Hollywood. Una cosa impensabile dieci anni fa, eppure è successa: sotto al nostro naso, mentre molti guardavano il dito (le migliaia di app stupide o addirittura dannose che sono nate fin dal primo giorno) e ignoravano la luna (un’accelerazione pazzesca della trasformazione dell’informatica, sempre più personale). E assieme a una marea di soldi, sono arrivati i cambiamenti sociali: piattaforme come Uber e Glovo che aprono scenari interessantissimi spesso a scapito dei diritti lavorativi acquisiti; nuove generazioni che ritengono strumenti che per chi di noi ha più di 30 anni hanno ancora un po’ il sapore della magia, e normali a tal punto che programmare non è più un lavoro da sfigati (no, non lo è mai stato: ma nella percezione comune, è un altro paio di maniche). Dal canto mio, una cosa che ho imparato dall’universo delle app è l’importanza dell’accessibilità, che vale anche per i siti web, ma non ci avevo mai fatto caso prima di sentire quanto è fondamentale nell’uso delle app.

Un sacco di cose ancora funzionano male o funzionano poco: l’App Store genera montagne di denaro, sì, ma la stragrande maggioranza finisce nelle tasche di sviluppatori che sfornano videogiochi al limite del gioco d’azzardo, per esempio. Ma ci sono anche migliaia di app sviluppate da piccole aziende o da persone singole che portano avanti un discorso di qualità e di – parrà strano, in un mondo digitale – sincerità che può accadere solo sul web e, oggi, via app.

Apple ha fatto una bella pagina in cui celebra il traguardo. Sono stati interpellati anche diversi sviluppatori, e un’occhiata la vale.

Su 9to5 Mac, invece, c’è un’analisi sull’evoluzione della grafica nelle icone – e nelle app stesse – in questi dieci anni. Certi design sembrano provenire da un secolo passato e, ehi, era solo il 2008.