Dal 16 agosto 2018 Twitter ha disattivato diverse API relative al funzionamento dei messaggi diretti, menzioni, repliche e lo stream dei messaggi. Sul loro Developer Blog, sostengono che:

There’s no streaming connection capability or home timeline data, which are only used by a small amount of developers (roughly 1% of monthly active apps)

Il problema è che in quell’1% ricadono praticamente tutte le app indipendenti e terze parti che negli anni sono state sviluppate sulla piattaforma di Twitter. Sono app che vengono usate da quelli che si possono considerare power user. Grazie a questi utenti Twitter è sopravvissuto ai primi anni e che anzi hanno contribuito a creare quello che oggi è il servizio – o meglio, le parti positive: il retweet, per esempio, viene dagli utenti ed è stato integrato da una delle app più longeve e famose, Twitterrific. C’è un breve articolo che elenca cinque delle funzioni che possiamo trovare su Twitter e ne rintraccia l’origine: tutte funzioni che vengono dall’ecosistema, non dall’azienda.

Con queste nuove modifiche, Twitter eliminerà la possibilità di accedere ad alcune funzioni fondamentali a tutte le app terze parti: se è vero che si può sopravvivere senza lo streaming in tempo reale dei tweet, o con un ritardo di qualche minuto nelle notifiche delle menzioni, è sicuramente una limitazione notevole. L’impossibilità di ricevere aggiornamenti in tempo reale spingerà sicuramente qualcuno a usare l’app ufficiale o ad abbandonare Twitter. E se gli sviluppatori vorranno utilizzare ancora quelle funzionalità, prego: si parla di migliaia di dollari al mese.

Twitter ha tutto il diritto di fare della propria piattaforma quel che più desidera: questa è una premessa che vorrei fosse tenuta bene a mente. L’esigenza principale è spingere tutti a usare il sito o l’app ufficiale, dove possono “vivere l’esperienza completa di Twitter” (tradotto: subire le pubblicità). Ma è altrettanto evidente come l’1% della base utente non è una perdita eccessiva per gli inserzionisti, e che si tratta di una politica a somma zero presa cercando di giustificarsi in chissà che modo. Non c’è un motivo valido che non metta in cattiva luce i manager di Twitter, riguardo questa cosa. Non c’è alcun senso. Se poi consideriamo che l’app ufficiale o il sito sono orrendi, incasinati e pieni di inserzioni pubblicitarie: c’è poco da fare, io personalmente rimarrò con Tweetbot finché sarà possibile. (E se vuoi i miei soldi, Twitter: chiedimeli. Credo che farmi pagare 10 dollari all’anno per farmi accedere al servizio sia molto più di quello che ti frutterei come utente che subisce la pubblicità.)

Per informazioni, direttamente dagli sviluppatori delle app più importanti, puoi andare a questo sito.