No Rocket Science due punto zero

by Matteo Scandolin

Abbiamo chiamato questa rivista No Rocket Science perché ci pare davvero che l’argomento di cui parliamo non sia scienza difficile: la tecnologia può effettivamente migliorare la nostra esistenza. Non si tratta semplicemente di capirla: è questione anche di abitudine, di non farsi impaurire da cose nuove. Poi, certo: sforzarsi di capire le cose è sempre un bel passo da compiere. Magari alla fine non ci piacciono: ma intanto non fanno più paura.

Il secondo aspetto di No Rocket Science è direttamente legato a questo, ovvero: per fare cultura oggi bisogna quasi inevitabilmente passare attraverso un processore di qualche tipo, che comanda un dispositivo di qualche tipo, che mostra quello che vuoi o che fai su uno schermo di qualche tipo. Semplifico molto, ma grossomodo è così. Chi si lamenta oggi della preponderanza della tecnologia si dimentica che da sempre il progresso tecnologico ha portato profondi cambiamenti anche sul versante culturale (il più famoso da tirar fuori in questi casi è l’esempio della stampa a caratteri mobili). Raccontare i cambiamenti che la tecnologia sta attualmente portando con sé, e specialmente in campo culturale, ci è sembrato un’ottima maniera per impiegare qualche ora della nostra giornata.

Da oggi No Rocket Science diventa 2.0, ovvero una nuova forma. Il cambiamento più evidente è che lo faremo in italiano, un po’ per togliere uno strato aggiuntivo di lavoro che stavamo facendo prima (per quanto breve, scrivere un post in inglese è comunque lavoro in più), e un po’ perché a noi italiani di capire queste cose ne abbiamo un gran bisogno.

Il gruppo si allarga, ed è una cosa che mi piace moltissimo: Claudio Serena rimane, pronto a scrivere di quello che gli piace di più, e Carmine Bussone aiuterà il sottoscritto a trovare argomenti di cui parlare, scriverne, commentare. Carmine e io ci siamo conosciuti diversi anni fa, quando propose un suo racconto a inutile. Oltre a piacermi il pezzo, mi piacque lui: umile e convinto, allo stesso tempo, che è un mix che mi piace sempre. Negli anni ci siamo conosciuti meglio, e quando la geografia lo consente ci siamo anche incontrati: a cena con le rispettive compagne, in giro per Milano o Roma. Un po’ per il suo lavoro (lui è uno specialista IT vero, non come me che faccio finta), un po’ perché mi piace come fa le cose che fa, ho pensato di coinvolgerlo. E ho fatto un’ottima scelta.

Il futuro è ieri, e purtroppo questa rivista è stata ferma a lungo: ora, al solito nostro, c’è da recuperare il tempo perduto.


Matteo Scandolin

È nato a Venezia nel 1982, vive a Milano. Scriveva racconti, poi s'è accorto che si divertiva di più ad aiutare gli altri a scriverli. Ogni tanto aggiorna il suo sito, Grandi speranze. Assieme a un altro paio di amici ha fondato inutile nel 2005. Su Twitter è matteoscandolin.