Un bel ricordo di Paul Allen, cofondatore di Microsoft

A firma, ovviamente, di Bill Gates. Molto delicato e affettuoso.

In fact, Microsoft would never have happened without Paul. In December 1974, he and I were both living in the Boston area—he was working, and I was going to college. One day he came and got me, insisting that I rush over to a nearby newsstand with him. When we arrived, he showed me the cover of the January issue of Popular Electronics. It featured a new computer called the Altair 8800, which ran on a powerful new chip. Paul looked at me and said: “This is happening without us!” That moment marked the end of my college career and the beginning of our new company, Microsoft. It happened because of Paul. [link]

Anche se sto dall’altra parte della barricata, quella col logo della mela, da quindici anni, non posso sminuire l’importanza di Microsoft, e dei personaggi che l’hanno fondata, nei confronti della storia dell’informatica (e quindi, la storia del mondo). E basta dare un’occhiata a questa cronologia degli eventi della vita di Paul Allen per capire che razza di folle fosse.

Twitter Disclosure

Con un thread pubblicato ieri sera sul profilo del suo Policy Team, Twitter ha annunciato la pubblicazione di una mole notevole di dati riconducibili alle attività del famigerato Internet Research Institute, l’organizzazione russa conosciuta come Fabbrica dei Troll.

Stiamo parlando di una grande quantità di materiale, almeno dieci milioni di tweet di quasi quattromila account diversi; due milioni di file multimediali fra video, GIF e dirette Periscope.

Tutte queste informazioni sarebbero state utilizzate per veicolare propaganda e interferire con le discussioni sociali e politiche relative alle elezioni americane attraverso account falsi che diffondevano opinioni o notizie altrettanto fasulle.

Lo scopo di tutto ciò è la volontà da parte di Twitter di permettere l’analisi delle ingerenze della Russia sull’informazione e sulle coscienze delle persone a livello globale. Non è difficile immaginare che già molto presto si avranno risultati interessanti da parte di giornalisti o analisti di dati.

Già ad inizio anno, Twitter aveva pubblicato alcuni dati relativi all’attività dell’IRI e un paio di settimane fa comunicava altre restrizioni delle proprie regole di condotta e utilizzo.

Com’era lavorare a Google+

Morgan Knutson si sfoga con una tweet-storm devastante. Impossibile selezionare un unico tweet da riportare qui, va letto tutto. In estrema sintesi: Google sapeva quanto il suo social network facesse schifo, e ha cercato in tutte le maniere di integrarlo su tutta la sua piattaforma nella speranza diventasse di un certo rilievo. Definirlo un ambiente disfunzionale è un eufemismo.

Degni di nota anche i commenti su figure di spicco di Google, tipo Vic Gundotra: He was relatively charismatic. I remember him frequently flirting with the women on the team. Gave me a compounded horrible impression of him.

Lo stesso Morgan poi sempre su Twitter linka questo articolo di Business Insider del 2015, dove una ex dipendente di Google (che lavorava proprio a Google+) parla dell’atteggiamento a dir poco scorretto di Gundotra e di altri manager di Google.

C’era ancora gente che usava Google+

Google ha annunciato che chiuderà Google+, il suo tentativo di social network. Un tentativo che non ha mai davvero preso piede, nemmeno in confronto a Twitter (quantomeno, non a livello di mind share).

La notizia più importante però non riesco a decidere se è questa della chiusura, oppure il fatto che per anni un errore delle API ha permesso un caso simile a quello di Cambridge Analytica: se un utente garantiva l’accesso ad un’app di terze parti, gli sviluppatori dell’app potevano accedere non solo ai suoi dati privati, ma anche a quelli dei suoi amici.

Le informazioni includono nome, indirizzi, genere sessuale, lavoro ed età, anche quando le impostazioni sostenevano fossero riservate.

E cos’ha pensato ben di fare, Google? Nascondere il tutto sotto il tappeto, per paura di finire sotto i riflettori come Facebook (la scoperta e la chiusura del bug erano coevi allo scoppio del caso di Cambridge Analytica), oppure chiamati a testimoniare di fronte al Congresso statunitense. Poi ha comunicato che avrebbe chiuso l’accesso da parte degli utenti privati a Google+, non appena il Wall Street Journal ha pubblicato una storia su questa falla di sicurezza e sul tentativo di insabbiarla.

Disclosure will likely result “in us coming into the spotlight alongside or even instead of Facebook despite having stayed under the radar throughout the Cambridge Analytica scandal”, Google policy and legal officials wrote in a memo obtained by the Journal. It “almost guarantees Sundar will testify before Congress”, the memo said, referring to the company’s CEO, Sundar Pichai. The disclosure would also invite “immediate regulatory interest”. [link]

Un punto (temporaneo) sulla questione dell’hacking cinese

Probabilmente l’avrete letto in giro, negli ultimi giorni: Bloomberg è venuta fuori con uno scoop notevolissimo, se confermato: un’operazione di hacking hardware condotta dall’intelligence cinese ai danni delle aziende di informatica di tutto il mondo, in particolare Apple e Amazon.

È abbastanza credibile, in realtà: visto il tipo di regime, obbligare le aziende che producono hardware ad accettare intrusioni simili (attraverso corruzione o minacce, è poco importante) è relativamente facile.

Bloomberg ha un sacco di fonti, ma tutte anonime: il problema è che le aziende principali, Apple e Amazon, hanno negato dettagliatamente le accuse. Addirittura il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti ha dato ragione alle aziende in questione, assieme al Dipartimento della sicurezza interna del Regno Unito.

Il comunicato di Apple è poi incredibile. Di solito è un’azienda misurata, qui ha lasciato proprio la briglia sciolta:

The October 8, 2018 issue of Bloomberg Businessweek incorrectly reports that Apple found “malicious chips” in servers on its network in 2015. As Apple has repeatedly explained to Bloomberg reporters and editors over the past 12 months, there is no truth to these claims. [link]

Anche l’ultimo avvocato dell’azienda si è espresso in merito, in maniera piuttosto chiara e tirando in ballo l’FBI:

“I got on the phone with him personally and said, ‘Do you know anything about this?,” Sewell said of his conversation with Baker. “He said, ‘I’ve never heard of this, but give me 24 hours to make sure.’ He called me back 24 hours later and said ‘Nobody here knows what this story is about.’” [link]

Amazon non è da meno: il suo comunicato è firmato dal suo dirigente a capo della sicurezza informatica: una mossa che fai quando sei sicuro di non rimetterci la faccia:

At no time, past or present, have we ever found any issues relating to modified hardware or malicious chips in SuperMicro motherboards in any Elemental or Amazon systems. Nor have we engaged in an investigation with the government. [link]

Dal momento che la storia è verosimile, e che sicuramente ci sono stati tentativi simili, non mi sento di tacciarla del tutto di bufala: ma il fatto che le due grandi aziende coinvolte nel pezzo sono anche le due aziende che hanno superato il trilione di dollari di valore di mercato, la questione puzza.

(Il valore di mercato è probabilmente una delle cose che mi interessa di meno, di un’azienda. Ma sicuramente c’è gente, in giro, che può ricavare dei vantaggi – e manco pochi – a manipolare le informazioni su di loro.)

La storia del lettore MP3

La storia di un oggetto che da un po’ è stato sostituito dagli smartphone ma che ha (senza paura di dirlo utilizzando un cliché) davvero rivoluzionato il modo di ascoltare la musica.

Un impianto per camminare di nuovo

For the nearly 1.3 million people who are paralyzed because of spinal cord injuries in the US, the hope is that standing and stepping can help bring more independence, improve circulation and bone density, and boost cardiovascular health. “There’s no real treatment for people with this type of injury,” says Susan Harkema, associate director of the Kentucky Spinal Cord Injury Research Center at the University of Louisville and senior author of the New England Journal of Medicine paper. “This isn’t taking them back to before their injury, but it’s giving them significant, incremental return of function, and health — and that can make their daily lives substantially better.” [link]

La speranza è che questi impianti migliorino sempre di più.

Markup

Non il markup che conosciamo tutti, ma un sito che terrà d’occhio i giganti della tecnologia. Craig Newmark, il fondatore di Craiglist, ci ha messo i primi 20 milioni.

Dal punto di vista della gestione delle notizie, Markup intende fare le cose in maniera un po’ diversa:

At The Markup, journalists will be partnered with a programmer from a story’s inception until its completion. [link]

Disturbo da stress post-traumatico a causa di Facebook

Selena Scola ha fatto causa a Facebook perché per filtrare tutti i contenuti violenti ed evitare che siano visibili dagli utenti ha subito uno shock psicologico notevole, che le ha causato un disturbo da stress post-traumatico. Tipo quello dei soldati di ritorno dalla guerra, per capirci.

Facebook sta analizzando tutti i materiali portati a sostegno della causa di Scola, sostenendo che i propri impiegati ricevono addestramento e sostegno, e che di solito chiede ai propri fornitori di offrire sostegno psicologico. Credo che implicitamente stiano rimbalzando le accuse e indirizzandole all’effettivo datore di lavoro di Scola.

Per garantire la massima sicurezza sulla propria piattaforma Facebook ha creato una squadra di circa 10mila persone – che entro fine anno dovrebbero arrivare a 20mila. Ovviamente la maggior parte di questi lavorano attraverso aziende o agenzie terze, che secondo Facebook dovrebbero garantire gli stessi benefit che l’azienda fornisce ai propri.

Penso comunque che esempi di stress post-traumatico a causa di molestie e abusi sui social network siano molteplici, in giro per il mondo. (Non che questo sminuisca la situazione di Selena Scola, eh.)

Quella volta che John Turturro presentò internet al pubblico

Un video meraviglioso. Che anni, gli anni ’90, quando questa cosa di internet era davvero nuovissima.

Though at times it feels like the 1950s, the year was 1999, perhaps the last moment before America’s complete internet saturation — before social media, before streaming video, before blogs, before almost everything popular online today. “The video for Internet ‘newbies’ starring John Turturro was made available for free rental on the community service shelf of over 4,000 Blockbuster Video stores, West Coast Video stores, public school libraries and classrooms across the United States,” says a contemporary article at Newenglandfilm.com. “The production was funded by Lycos who has instituted a campaign to better educate the public about the World Wide Web.” [link]

I braccialetti per il fitness e la salute vietati nelle installazioni militari americane

E non hanno tutti i torti, se si accetta che difendere la segretezza di potenziali obiettivi militari sia una priorità per le forze armate.

The Pentagon is banning Fitbits and other fitness devices that use geolocation data, according to an announcement Monday, because soldiers wearing those devices have accidentally revealed the locations of secret military bases abroad. The only Fitbits that will be allowed are those that commanders have deemed necessary and that have location services disabled. [link]

(Link un po’ vecchio, ma sempre interessante.)

Il museo dei suoni del passato

C’è un museo (online) che ha lo scopo di preservare i suoni della tecnologia del passato. Non solo il passato vero e proprio, ma anche quello recente: per esempio, il rumore del disco del primo iPod.

As analog recedes, it can seem that noisy tech in general becomes more and more dated. It is hard to hear the rubbing of thumbs and fingers across screens and touchpads. Voice commands make buttons and switches redundant. How much tech from now will one day feature in Conserve the Sound, the “online museum for vanishing and endangered sounds”? [link]

Robe che i dissing tra rapper, a confronto, son poca cosa

Dopo che i fondatori di Instagram hanno abbandonato Facebook, sono iniziate un po’ di speculazioni sui perché e i percome. Con un tempismo eccezionale, Forbes è andata a intervistare Brian Acton, uno dei fondatori di WhatsApp, che aveva abbandonato Facebook prima di poter incassare le quote dell’azienda, rinunciando di fatto a 850 milioni di dollari. Ne viene fuori un ritratto pessimo di Facebook, e anche di Zuckerberg, anche se credo che questo risultato fosse ampiamente prevedibile: se dici che la privacy dei tuoi utenti ti sta a cuore non vendi la tua app a un’azienda che non ha idea di cosa farsene, della privacy degli utenti. E i 22 miliardi di dollari che quest’azienda è disposta a pagare non ti leveranno mai i dubbi.

Uno dei pezzi grossi di Facebook se l’è presa, per questa intervista, e ha risposto a tono ad Acton. Tra le due comunque ti consiglio il pezzo di Forbes, estremamente curato, e davvero interessante.

Se i fondatori di Instagram se ne sono andati magari è colpa di Zuckerberg

L’altra settimana è stato reso pubblico l’addio dei fondatori di Instagram dalla loro stessa piattaforma (e da Facebook in generale, visto che è Facebook che s’è comprata Instagram nel 2012). Nei giorni seguenti, sono state avanzate diverse ipotesi riguardo i motivi di questa scelta e molti indicano nel buon Mark il motivo principale.

Instagram co-founders Kevin Systrom and Mike Krieger are resigning from the company they built amid frustration and agitation with Facebook CEO Mark Zuckerberg’s increased meddling and control over Instagram, according to sources. [link]

Come ho detto l’altro giorno: l’ipotesi che Facebook voglia monetizzare in maniera totale Instagram è tra gli indiziati principali, e probabilmente c’entra qualcosa l’invasione di privacy che questo comporterà. (Ma, per il momento, è supposizione e basta.)

(Questa è una di quelle giornate dove i link che vi proponiamo sembrano andare tutti nella direzione di dimostrare che Facebook è Il Male. Be’, un po’ lo pensiamo, ma è soltanto una coincidenza di programmazione editoriale, quella che potrebbe far sorgere il sospetto!)

Uno che vende i progetti per stamparsi le pistole 3D

Quella della stampa 3D è una storia affascinante, a prescindere: le possibilità di fare qualcosa di positivo sono potenzialmente infinite. Sono tantissimi gli esempi di protesi per arti mancanti, e mi sembra un campo d’applicazione fantastico. Poi ci sono anche i casi limite, tipo quello di Cody Wilson.

È il proprietario di Defense Distributed, e attraverso la sua società vende progetti di armi da fuoco che ognuno può poi stamparsi a casa (previo acquisto di una stampante 3D). Be’, pare abbia pagato una ragazzina di 16 perché facesse sesso con lui.

L’azienda l’ha licenziato.

CD+G

I CD con la grafica, coi video, con tante cose belle che io – che ho acquistato il primo cd nel 1999 ed era un vecchio disco di Guccini – non ho mai vissuto.

When it first hit the market in 1982, the compact disc famously promised “perfect sound that lasts forever.” But innovation has a way of marching continually on, and naturally the innovators soon started wondering: what if perfect sound isn’t enough? What if consumers want something to go with it, something to look at? And so, when compact disc co-developers Sony and Philips updated its standards, they included documentation on the use of the format’s channels not occupied by audio data. So was born the CD+G, which boasted “not only the CD’s full, digital sound, but also video information — graphics — viewable on any television set or video monitor.” [link]

È un paese per vecchi (linguaggi di programmazione)

La situazione ricorda quella di un vecchio racconto di Asimov dove nessuno al mondo sa più calcolare a mano le operazioni matematiche fra numeri.

Il COBOL, un linguaggio di programmazione nato alla fine degli anni ’50, è tuttora alla base del funzionamento di alcuni applicativi bancari e di sistemi della rete Bancomat.

Molto rari sono, invece, quelli che conoscono il COBOL e sono in grado di amministrare questi sistemi, la cui evoluzione potrebbe essere non solo costosa ma anche inutile, dato che il loro funzionamento è perfetto e addirittura (in alcuni casi) più sicuro rispetto a quelli di generazione più attuale.

Oltre a studiare i framework per le app potrebbe essere utile, per uno sviluppatore in cerca di lavoro, installare anche un vecchio compilatore.

[Link]