RCS, ovvero: Google pensa che per i messaggi sia il caso di usare un sistema non protetto

I sistemi di messaggistica di Android sono svariati e indipendenti l’un dall’altro: un po’ perché Google ha sviluppato diversi sistemi, un po’ perché Android viene installato su telefoni di produttori diversi che non mancano di metterci lo zampino. Per ovviare a questo ginepraio, Google pensa che una nuova app chiamata semplicemente Chat possa aiutare.

Instead of bringing a better app to the table, it’s trying to change the rules of the texting game, on a global scale. Google has been quietly corralling every major cellphone carrier on the planet into adopting technology to replace SMS. It’s going to be called “Chat,” and it’s based on a standard called the “Universal Profile for Rich Communication Services.” SMS is the default that everybody has to fall back to, and so Google’s goal is to make that default texting experience on an Android phone as good as other modern messaging apps.

Che dici: ok, non male. Ma poi continui a leggere l’ottimo articolo di The Verge e:

The worse news is that carriers aren’t fond of strong encryption and don’t have a great history of pushing back against government demands for information.
”RCS continues to be a carrier-owned service, so legal intercept and other laws that exist that allow carriers to have access to the data continues to be the case,” Sabharwal admits. And though Google isn’t shutting down Allo, it’s also not working to create a chat service that is as secure as iMessage, Signal, or even Telegram. “At this point, the answer is no. We will not have that option,” Sabharwal says. Allo offers an “incognito” mode that does support end-to-end encryption, but that’s it.

Siamo nel 2018 e Google conta di far salire tutti su un carro che non è criptato. Per favore.

(Anil Sabharwal è il dirigente a capo del progetto.)

Walt Mossberg lo riassume efficacemente:

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Trump signs controversial FOSTA-SESTA bill into law

Giovedì scorso il Presidente Trump ha firmato il progetto di legge conosciuto come SESTA-FOSTA (abbreviazione di Stop Enabling Sex Traffickers Act and Allow States and Victims to Fight Online Sex Trafficking Act).

In breve, viene introdotta la responsabilità penale per tutte le piattaforme web che ospitano contenuti che favoriscono, assistono o supportano le attività di prostituzione.

Per evitare problemi, Craigslist ha addirittura eliminato la sezione di annunci personali prima ancora che la legge fosse approvata.

Oltre a importanti conseguenze per la privacy e per la censura che potrebbero operare delle piattaforme sui propri contenuti, c’è anche l’aspetto della compromissione della sicurezza dei sex-worker che utilizzano quei siti web e che potrebbero ricorrere a mezzi meno adatti per continuare a esercitare.

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Beyond Cambridge Analytica

Una società italiana, la Area, ha venduto un software per monitoraggio del traffico in Rete al regime siriano di Bashar Al-Assad.

Ora pubblicizza uno spyware che consente il monitoraggio e la manipolazione delle informazioni sui social media.

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The Scientific Paper Is Obsolete

I paper scientifici risultano uno strumento poco al passo con i tempi per quanto riguarda la diffusione di ricerca e scoperte scientifiche.

Forse potrebbe essere ora di trovare altri modi per rendere quanto più esplicativi possibile i documenti scientifici.

Software is a dynamic medium; paper isn’t.

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La guerra tra Cannes e Netflix

by Matteo Scandolin

Il festival di cinema di Cannes pretende che i film in concorso siano stati al cinema, inteso come luogo dove si vedono i film, per un periodo di tempo ben definito; comunque questi film possono comparire in home video o sui servizi di streaming dopo tre anni dall’uscita nelle sale. Netflix ovviamente di fronte a limitazioni come queste si sente minacciata nel senso stesso della sua esistenza: ha ritirato tutti i film, in concorso o fuori concorso, da Cannes.

What’s at stake is the idea of what a “film” really is—if it matters where or when you see it—and whether the movie industry will broaden its thinking as Netflix wants, or start to put stricter definitions in place.

La questione è complicata. Sono abbonato a Netflix dal primo giorno in cui è arrivato in Italia, ed è la spesa mensile che mi soddisfa di più. Da tanti anni sono convinto che il cinema sia una forma di racconto come un’altra, e sono più interessato al cosa e come di una storia, che non il dove. Non mi metto neanche a discutere che Lawrence d’Arabia a 70 millimetri sia più godibile su uno schermo adatto rispetto a un iPad: perché è vero. Però con l’arrivo sul mercato di telefoni, tablet, computer e televisioni con schermi sempre migliori non me la sento di dire che l’esperienza di godimento maggiore di un film sia esclusivamente la sala cinematografica: anche perché le sale che ti permettono di vedere film in 70 millimetri sono davvero poche. Sono poche, tutto sommato, anche quelle con impianti buoni: qui a Milano lo Space Cinema ha delle sale liberty meravigliose da osservare, con schermi orrendi e impianti audio sparati a mille che rovinano la visione di qualsiasi film. Piuttosto me lo guardo a casa.

Una volta da qualche parte ho letto (o sentito? era un podcast, forse?) che non ci si può aspettare da qualcuno che lavora in un settore che sta venendo spazzato via un’idea vincente per innovare le cose: verranno sempre da persone al di fuori di quel settore, quelle idee, perché non si devono fare carico della storia e dei processi interni a quel settore. Se sono abituato a un processo ‘antico’ per guadagnare il mio stipendio, difficilmente sarò disposto a scardinare tutto pur di sopravvivere. Preferisco che sia il mondo a rallentare.

Ma allo stesso modo non è pensabile che i nuovi arrivati abbiano rispetto per chi c’era. Un po’ perché storicamente non è mai successo, che io sappia. E poi perché alla fine della fiera è una lotta per la sopravvivenza, in più di un senso. Netflix non può farsi carico della situazione delle sale cinematografiche francesi, per dirne una, perché non è il suo mestiere. Il suo mestiere è arrivare nelle case di tutti noi e inchiodarci al pagamento continuativo con un catalogo di vecchi film e programmi televisivi e un buon mix di novità fatte-in-casa. Il passaggio per i festival è secondario, per dare lustro ai suoi stessi film: ma non è fondamentale.

Però è vero che la chiusura delle sale cinematografiche è una pessima cosa: qualsiasi luogo di aggregazione culturale è sacro, e la sua chiusura un fatto da evitare. A Venezia nel corso dei decenni han chiuso decine di sale cinematografiche, per via del progressivo svuotamento della città. Non è una metafora: è quello che è successo davvero. Netflix ha aggiunto nell’ultimo trimestre più di 7 milioni di iscritti, superando le previsioni: non voglio neanche andare a cercare le statistiche relative alla chiusura delle sale, in Italia, in Europa e nel mondo.

Forse una via di mezzo potrebbe essere la più sensata: aspettare tre anni per vedere a casa un film che sta al cinema è davvero eccessivo, ma tre mesi? Un mese?

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Le scuse di internet

Lungo, complicato, interessantissimo articolo in cui un gruppo di tecnologi (da Ellen Pao a Richard Stallman passando per un pionere della realtà virtuale a chi ha lavorato agli albori di Uber o Google) chiedono… be’, chiedono scusa per come sono andate le cose. Ci sono un sacco di cose qui dentro, e ti consiglio di leggerlo tutto.

To keep the internet free — while becoming richer, faster, than anyone in history — the technological elite needed something to attract billions of users to the ads they were selling. And that something, it turns out, was outrage. As Jaron Lanier, a pioneer in virtual reality, points out, anger is the emotion most effective at driving “engagement” — which also makes it, in a market for attention, the most profitable one. By creating a self-perpetuating loop of shock and recrimination, social media further polarized what had already seemed, during the Obama years, an impossibly and irredeemably polarized country.

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Russian court bans access to Telegram messenger

La storia continua.

Aggiornamento del 17 aprile:

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How Reading Increases Your Emotional Intelligence & Brain Function: The Findings of Recent Scientific Studies

So long per tutti quelli che mi prendevano per il culo quand’ero ragazzo.

Is reading essential for the survival of the species? Perhaps not. “Humans have been reading and writing for only about 5000 years—too short for major evolutionary changes,” writes Greg Miller in Science. We got by well enough for tens of thousands of years before written language. But neuroscientists theorize that reading “rewires” areas of the brain responsible for both vision and spoken language. Even adults who learn to read late in life can experience these effects, increasing “functional connectivity with the visual cortex,” some researchers have found, which may be “the brain’s way of filtering and fine-tuning the flood of visual information that calls for our attention” in the modern world.

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